Gatti abbandonati a San Marino, scatta l’emergenza dell’Apas: “I numeri più alti in 40 anni di attività”

San Marino

Sos abbandoni, scatta l’emergenza per il randagismo felino. San Marino registra il numero più alto di mici abbandonati nei quarant’anni di attività dell’Apas (associazione protezione animali). Dati alla mano, nel 2025 sono stati 362 gli animali accolti al Rifugio di San Marino, di cui 59 cani e 303 gatti. Più in generale rispetto all’anno precedente si registra un aumento di 99 ingressi (+38%) un dato che impone una riflessione sull’andamento del randagismo sul territorio sammarinese. Nel dettaglio, dei 59 cani accolti 18 sono rinunce di proprietà, 30 i cani smarriti, poi restituiti ai proprietari, oltre a 5 randagi, un quattrozampe riconsegnato dopo l’adozione e 5 accolti in stallo provvisorio. Numeri a cui vanno aggiunti purtroppo in 365 giorni 4 decessi mentre le uscite dal canile sono state 55, tra cui 25 adozioni e 30 restituzioni.

Situazione drammatica

Drammatica la situazione sul fronte felino: nel 2025 sono stati accolti 303 gatti, con 258 adozioni concluse (di cui 222 gattini). I decessi sono stati 30 (tra cui 12 gattini). Intanto al 31 dicembre scorso il numero complessivo di animali presenti al Rifugio era pari a 100 unità, 11 in più rispetto alla stessa data del 2024. Ma una differenza c’è: i gatti passano da 79 a 84, mentre i cani registrano una lieve diminuzione, passando da 17 a 16. Nel corso dell’anno archiviato, attraverso un questionario rivolto ai referenti di colonia, che ha permesso di rilevare numero, consistenza e tipologia degli “ospiti”, è stato aggiornato lo studio conoscitivo sulle colonie feline, risultate 88, concentrate nei Castelli più popolosi (20 a Serravalle, 19 a San Marino e 14 a Borgo Maggiore) per un totale di circa 500 esemplari, quasi tutti sterilizzati, grazie a un lavoro svolto in larga parte dalla dottoressa Lucia Zanotti del Servizio veterinario di Stato. Tra le cause di questa impennata, Apas annovera anche il cambiamento climatico che, in ragione di temperature elevate sino ad autunno inoltrato, prolunga il periodo riproduttivo. A metterci il carico da dieci restano infine le scelte di alcuni proprietari che rifiutano di sterilizzare i loro animali domestici «per ragioni economiche o motivazioni prive di fondamento scientifico».

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