San Marino, la scuola “La Sorgente” fa infuriare i genitori

«Ancora dentro l’incubo, mai ricevute risposte». Chiusura del plesso scolastico La Sorgente, monta la rabbia dei rappresentanti di classe. Il progetto di unificazione in un unico plesso delle scuole elementari di Città nella sede di Murata e l’assegnazione della scuola La Sorgente all’Istituto musicale sammarinese, senza sede da oltre 10 anni, continua a non convincere i genitori dei bimbi destinati al trasferimento.

A mettere nero su bianco il proprio disappunto, gettando benzina sul fuoco, avevano provveduto i rappresentanti di tutte le classi del plesso, con una lettera che, datata 18 novembre 2021, era indirizzata alla neo direttrice della scuola Arianna Scarpellini e per conoscenza al Segretario di Stato all’Istruzione, Andrea Belluzzi, nonché alla direttrice del Dipartimento all’Istruzione, Laura Gobbi. «Nella missiva – precisano i mittenti – chiedevamo un incontro con la direzione, per conoscere l’avanzamento del progetto di chiusura e i tempi per la sua esecuzione. Ma nessuno si è ancora sentito in dovere di rispondere alle nostre richieste».

E incalzano: «È ora di avere notizie in merito a tutti i nostri legittimi interrogativi, visto che siamo alla chiusura del primo quadrimestre dell’anno scolastico in corso». Nel dettaglio volevano essere messi al corrente di modi e tempistiche del trasferimento, che potrebbe coinvolgere una classe ogni anno o tutte all’unisono il prossimo settembre. Al netto delle incertezze ora lamentano che qualsiasi opzione venga scelta andrà comunque ad incidere «sulla continuità didattica degli alunni, per le conseguenze sul destino di parte del corpo docente». Interrogativi altrettanto pressanti circa l’adeguamento della struttura di Murata, che, «per ospitare gli esuli, – affermano – dovrebbe sacrificare tutti gli spazi comuni e i laboratori, convertendoli in aule».

Al riguardo esprimono perplessità sul mantenimento di adeguate distanze tra i banchi e delle necessarie vie di fuga. Infine si dicono rammaricati per la chiusura di laboratori e spazi comuni «che – sostengono – sacrificherà parte della moderna didattica e limiterà attività importanti per la crescita intellettuale» dei loro bambini. Dubbi infine su refettorio e palestra, «per non parlare delle criticità da affrontare quanto a viabilità durante ingressi e uscite degli allievi».

In crescendo si dicono altrettanto certi che la prima campanella del prossimo settembre «vedrà ammassati tanti bambini insieme, formando una prima classe al limite massimo numerico di legge».

E concludono palesando la loro amarezza, perché le misure adottate, ribadiscono, «sembrano puntare dritto su un ulteriore spopolamento del Castello, invece di lavorare per la sua promozione».

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