San Marino, il green pass con lo Sputnik resta un rebus

Un rebus ancora da decifrare. Il Green pass del Titano è in attesa del riconoscimento politico dall’Unione europea, mentre ha già superato dal punto di vista tecnico i test su funzionalità e interoperabilità dell’applicazione sia con l’Ue, sia con l’Italia. Ma in attesa dell’ok definitivo da Bruxelles, resta da capire quale sarà la decisione di ogni singolo Stato nell’accoglienza dei vaccinati non Ema, categoria a cui appartiene appunto la stragrande maggioranza dei sammarinesi. Che ha ricevuto la somministrazione del vaccino Sputnik V.

Nessun certificato è invece richiesto per gli spostamenti in Italia, perché San Marino risulta in fascia “A”. Tuttavia il nuovo Decreto emesso giovedì dal governo Draghi introduce l’uso del Green pass dal 6 agosto per l’ingresso in locali al chiuso. E il ministro alla sanità, Roberto Speranza ha già “chiuso” agli immunizzati con il siero russo.

Al riguardo dal Congresso di Stato commentano: «Si tratta di limitazioni imposte da un paese terzo su cui non possiamo, né intendiamo intervenire, ma continueremo a dialogare con l’esecutivo italiano affinché l’uso di un vaccino non Ema non sia un ostacolo per l’accesso dei sammarinesi a determinati servizi pubblici italiani».

E aggiungono: «Non corrisponde però al vero che gli Stati membri Ue non possano accettare Green pass con vaccini non approvati Ema». Perché, proseguono dall’Antica Repubblica, documenti alla mano: «Ai fini turistici e di mobilità non si tratta di riconoscere il vaccino – Ema o extra-Ema – ma di includere una più ampia gamma di vaccini nel Green pass, come già avviene da parte di diversi Paesi europei». Ossia Grecia, Serbia, Slovenia, Croazia, Cipro, Ungheria e Slovacchia.

Tanto più, si ribadisce, che il ricorso allo Sputnik da parte di San Marino è stato determinato dai ritardi di consegna delle dosi Pfizer. Perciò Il governo si dichiara «fiero di non fare geopolitica dei vaccini e di averne reperito uno che ha permesso anzi di evitare decessi, ricoveri in terapia intensiva, nonché di poter annoverare il Paese fra i primi liberati dal virus».

Ora sarà la diplomazia a tessere i confronti già iniziati a Roma con gli incontri bilaterali di maggio. Significativo in tal senso l’auspicio del segretario alla sanità, Roberto Ciavatta. «Appena è stato possibile – ha commentato ieri, durante la consegna al Belpaese di 8.190 dosi di vaccini Pfizer/BioNTechn – abbiamo sentito il dovere di cedere le dosi in esubero, nello spirito di mutua collaborazione sanitaria che spero potrà continuare a contraddistinguere i due Paesi, specie – ha concluso – per quanto riguarda i necessari accordi per le libertà da riconoscere reciprocamente ai soggetti vaccinati dei due paesi».

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