San Marino, confiscato il tesoro da 19 milioni del dittatore del Congo

San Marino, confiscato il tesoro da 19 milioni del dittatore del Congo

SAN MARINO. San Marino ringrazia Sassou-Nguesso, dittatore del Congo, e i suoi familiari, che hanno lasciato nelle casse dello Stato 19 milioni di euro. L’uomo forte del Paese africano, infatti, anni fa, aveva scelto San Marino come paradiso per depositare parte dei soldi sporchi, che venivano poi riciclati. E, dopo la scoperta dei magistrati, il tribunale ha deciso per la confisca di quei milioni, che andranno a finire nelle casse del piccolo Stato.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e raccontato da Mario Gerevini sull’inserto Economia del Corriere della Sera, (poi ripreso anche dal Giornale) i soldi congolesi partivano da un ente pubblico, gestito dai parenti del presidente Nguesso, per essere dirottati su diversi conti della Banca Commerciale Sammarinese, gestiti da un broker francese. Lì, i soldi venivano ripuliti e spesi, nei modi più disparati. Un sarto parigino, per esempio, ha ricevuto un pagamento da quasi 2,5 milioni di euro, altri 2,3 milioni sono stati spesi in orologi e 114mila in mocassini di coccodrillo, mentre all’hotel super lusso sono stati destinati oltre un milione di euro. Altri soldi sono stati spesi nelle 60 auto da 100mila euro in su e nel jet privato, usato dalla famiglia del dittatore per tornare in Africa.

Ora, con la sentenza definitiva d’appello (visto che a San Marino non c’è la Cassazione), è scattata la confisca dei 19 milioni, che andranno a rimpolpare le casse statali. «Una notizia importante – ha commentato con pacatezza il ministro degli Esteri, Nicola Renzi – che corona il lavoro di rilevanti indagini svolte nel tempo dal Tribunale della Repubblica di San Marino e dimostra la capacità del sistema paese e dei suoi presidi di saper lottare contro il riciclaggio internazionale». Metamorfosi di un sistema – racconta Garavini – che fino a pochi anni faceva da “palo” a chi portava il “nero” mentre oggi, ripulito e dimagrito (6 banche rimaste su 12, con 4,6 miliardi di attivo contro gli 11,5 del 2008), fa emergere i fondi illeciti.
La gran parte dei soldi congolesi (tangenti e commissioni derivanti soprattutto dalle concessioni petrolifere) partiva – scrive il Corriere della Sera – da un ente pubblico “occupato” dai parenti del presidente Nguesso a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo. Da non confondere con la confinante Repubblica Democratica del Congo (l’ex Zaire) con capitale Kinshasa. Decine di milioni di euro venivano dirottati sui conti gestiti dal broker francese presso la Banca Commerciale Sammarinese, poi commissariata e chiusa dalla Banca Centrale.

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