San Marino, 4 milioni di euro e 3 Ferrari sequestrate all’ex presidente della Camera Irene Pivetti

Tre Ferrari e 4 milioni di euro sequestrati in via preventiva all’ex presidente della Camera Pivetti e all’ex pilota Isolani. Diversi i reati contestati da quelli fiscali al riciclaggio, passando per l’autoriciclaggio.
La complessa indagine condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Milano ipotizza il ruolo di intermediazione del gruppo Only Italia, presieduto da Irene Pivetti, in operazioni delle società di Isolani per nascondere al fisco alcuni beni, tra cui le tre Ferrari.
I fatti risalgono al 2016 quando Isolani, al timone del suo “team racing” avrebbe venduto i beni di una sua società indebitata con l’erario per vari milioni di euro al fine di “svuotarla”. I beni sarebbero finiti ad un’altra sua società con sede a San Marino, la quale avrebbe poi come in un gioco di prestigio fatto sparire ogni traccia, vendendo tutto, incluse le 3 Rosse di Maranello, a una società di Hong Kong riconducibile a Irene Pivetti. Una società che a sua volta avrebbe rivenduto da capo gli asset al Gruppo Daohe, del magnate cinese Zhou Xi Jian.
Coinvolti nel raggiro anche un notaio e due imprenditori. Il numero totale degli indagati è di sette. Già nel giugno 2020 c’erano state perquisizioni e nell’ottobre seguente un sequestro da 1,2 milioni a carico del pilota.
Il sequestro di ieri è stato emesso dal pm Tarzia. Nel mirino sono finiti 3,5 milioni di euro quale profitto della frode fiscale oltre a 500mila euro circa come profitto delle condotte di riciclaggio dei proventi dell’evasione fiscale.
Dagli accertamenti risulta che nelle tasche dei protagonisti sarebbero finiti circa 8 milioni di euro non solo realizzati attraverso la compravendita anche di auto di lusso, ma «sottratti a tassazione in Italia attraverso la fittizia interposizione di veicoli societari esteri». A finire nel mirino decine di giurisdizioni estere attraverso rogatorie dirette a Hong Kong, Spagna, Cina, Macao, Svizzera, Malta, Monaco, Gran Bretagna, Polonia. Del resto è stato subito chiaro agli investigatori che «parte del profitto della frode fiscale» era stato dirottato sempre estero su estero.

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