Proprio ieri sono partite le celebrazioni per i 50 anni della Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo, una tre giorni che prende avvio oggi tra incontri, una mostra dedicata e il documentario “Fili invisibili” che attraverso voci, testimonianze e immagini restituisce il senso profondo dei legami che uniscono l’Emilia-Romagna alle sue comunità nel mondo.
Perché sono tanti quelli che hanno radici, seppur lontane, con la nostra regione e che cercano di mantenere legami o riscoprire parentele lontane. Come ad esempio Pedro Serradela, avvocato brasiliano di 34 anni, è figlio di due mondi. La sua bisnonna, Maria Bernabè, nata a San Giovanni in Marignano, lasciò la Romagna e arrivò in Sud America nel 1897, quando aveva appena 2 anni, a bordo della nave “Sempione” che attraccò nel porto di Santos, nello Stato di San Paolo.
Pedro, cosa ha scoperto della sua trisavola?
«Nel viaggio verso un Paese remoto e sconosciuto era accompagnata dalla sua famiglia: i genitori, Serafino Bernabè e Serafina Berardi e i fratelli maggiori, Ferdinando, Adelina, Pietro, Salvatore, Attilio, Giuseppe e Rosa. Trascorsa la giovinezza in Brasile, sposò il brasiliano Sebastião Cardoso con il quale ebbe un’unica figlia, Adalgiza. All’inizio la coppia si stabilí nella città di São Carlos, nella Regione di San Paolo per poi trasferirsi a Barretos, nella stessa regione.
Maria si occupava delle faccende domestiche, mentre il bisnonno lavorava nei campi. L’unione fu allietata da 7 nipoti e 14 pronipoti come si evince dall’albero genealogico che ho ricostruito».
Tornando a lei, di cosa si occupa?
«Sono un avvocato, vivo a San Paolo e sono specializzato nel settore delle infrastrutture e nell’ambito di igiene e sanificazione ambientale. Faccio parte del Circolo Emilia-Romagna di San Paolo, dove coltiviamo l’integrazione tra i romagnoli in Brasile promuovendo cultura, arte e gastronomia della Regione. Manteniamo viva la fiamma che si è diffusa nel mondo grazie a tanti emigrati».
Si è mai recato nel paese di origine della sua bisnonna, San Giovanni in Marignano?
«Proprio quest’anno e il caso ha voluto che mi imbattessi subito in una marea di streghe. In quel momento, un po’ scioccato, ho pensato: “Ma cosa ci faceva la mia bisnonna qui?”. Solo dopo aver parlato con alcune persone del luogo, ho scoperto che si trattava di una festa tradizionale e molto popolare: “La notte delle streghe”, appunto. Finora ho organizzato tre viaggi in Italia alla scoperta di luoghi come la Costiera Amalfitana, Roma, Rimini, Bologna e Riccione, che preferisco di gran lunga a Capri, oltre a Imola e Modena».
Che cos’è per lei l’italianitá?
«Per me significa rispettare il grande lascito di questo Paese nella società occidentale, che si manifesta nei più disparati campi dalla cucina alla letteratura, passando per l’arte. Senza dimenticare la Ferrari della quale sono un tifoso sfegatato. Per vivere davvero l’italianità, ritengo fondamentale coltivare quella che, a mio avviso, è la più grande qualità che ci appartiene: il senso di comunità rispecchiato dal Circolo a cui appartengo».
Si sente più brasiliano o più italiano?
«Mi sento brasiliano-romagnolo, amo entrambi i Paesi e in particolare l’Emilia-Romagna. La cultura brasiliana si è formata anche grazie ai processi migratori, e l’Italia è un pilastro fondamentale nella costruzione del Paese così come lo conosciamo oggi. Quando sono in Italia, mi sento a casa, e vengo accolto dagli italiani con il nostro stesso affetto. E quando mangio una piadina o le tagliatelle al ragù in un ristorante di San Paolo, vivo il meglio dei miei due mondi. La certezza è che se avrò figli studieranno in una scuola italiana e parleremo italiano a casa».