Samuele Bersani a Rimini: la recensione

Rimini. Ironico. Poetico. Un sentimentale ottimista dallo sguardo malinconico. Samuele Bersani è tornato dopo sette anni di silenzio e nella sua Rimini, martedì sera al teatro Galli, ha ritrovato il calore del suo pubblico. Tanti gli applausi. Tante le presenze a lui care in platea: i suoi genitori, Fabio De Luigi, Paolo Cananzi. La tappa romagnola del suo tour “Cinema Samuele” (titolo anche del suo ultimo album) è un ritorno a casa e ai concerti, che per Bersani sono musica, ma anche confidenze, aneddoti, sorrisi e dialogo con cui rivelare sensazioni e stati d’animo. «Mi piace guardare sempre il filo di luce al di sotto delle porte chiuse». E così ha fatto tornando a scrivere e a far musica dopo un periodo difficile. «Vi racconto come sono nati gli ultimi pezzi». Ispirazioni colte dalla sua vita personale o da istanti carpiti per strada, da passanti e da sguardi sfuggenti. Amore e litigi, solitudini e speranze. Così per “Pixel”, “Mezza buglia”, “Harakiri”, “Distopici (ti sto vicino)”, una canzone scritta prima della pandemia dal sapore premonitore. Bersani ripercorre le tappe della sua vita professionale e umana, ricorda i «giganti» che gli hanno insegnato tanto e i suoi primi successi «sempre vissuti con umiltà». Non sono potute mancare quindi “Chicco e spillo”, “Il mostro” e nei bis “Freak!” e “Giudizi universali”. «Dopo due anni di pandemia non c’è bisogno che aspetti che il pubblico mi chiami per i bis, è troppa la gioia di essere di nuovo sul palco». Insieme a lui una band composta da musicisti di livello «veri e propri amici storici».

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