Sambri: “I vaccini ci salvano, ora il rischio è tra i 30 ed i 50”

A quasi un mese dal passaggio alla zona gialla se chiamato a provare a fare il punto della situazione Vittorio Sambri, direttore dell’unità operativa di Microbiologia del Laboratorio unico di Pievesestina dell’Ausl Romagna, parte dal dato di fatto che i contagi stanno calando, ma è troppo presto per abbassare la guardia e per liberarci delle mascherine non c’è altra strada che la vaccinazione.

Importante non mollare

«I numeri sono decisamente in miglioramento – spiega Sambri –: da una decina di giorni siamo sotto i 100 casi al giorno in Romagna e questo è un buon dato frutto di una politica importante di vaccinazione». Se la situazione sta migliorando, di questo Sambri è convinto, «è perché abbiamo vaccinato tanto e perché abbiamo continuato a mantenere comportamenti corretti». Quello che deve essere chiaro a tutti, sottolinea il direttore è che «il virus continua a circolare. È falso e pericoloso considerarlo scomparso. Su quelli che definiamo “interventi non sanitari”, cioè le mascherine, il distanziamento, l’igiene delle mani, non possiamo ancora mollare. Anche perché il vaccino previene la possibilità di ammalarsi, non previene dalla possibilità di infettarsi. Bloccare completamente la circolazione vaccinale è dura, ma se tutti saremo vaccinati il virus probabilmente continuerà a circolare ma noi ne saremo meno attaccati. Per questo chi non è vaccinato rischia».

«Vaccinare tutti»

Quella della vaccinazione è secondo Sambri l’unica strada possibile per abbandonare le mascherine. «All’aperto e tra persone tutte vaccinate si può anche evitare di tenere la mascherina, ma il problema è che non è ancora il nostro caso». Fare passi falsi ora significherebbe, spiega il professore, esporsi al «rischio rimbalzo». «Dobbiamo tenere duro pensando che è quasi finita», aggiunge. Ma quando potremmo dire che è finalmente finita? Sambri non ha dubbi: «Quando saremo tutti vaccinati». Un tutti che sottolinea con enfasi a richiamare l’importanza di non perdere efficacia e velocità nella campagna vaccinale. «In questo momento ci troviamo di fronte a una situazione che vede da un lato c’è la fascia di chi ha più di 50-60 anni, che comincia ad essere ragionevolmente protetta, dall’altra parte ci sono i giovanissimi che non sono ancora protetti ma che hanno un rischio minore di contrarre le forme più gravi della malattia, nel mezzo ci sono i 30-50enni che in questo momento sono la categoria più a rischio».

Varianti monitorate

È l’unico modo per convivere con un virus che, secondo Sambri, «molto probabilmente non scomparirà». Anche per questo non si ferma il lavoro di monitoraggio del virus e delle sue varianti: «Oggi monitorando, attraverso il sequenziamento, le caratteristiche genetiche e biologiche di un campione pari circa al 5 per cento dei tamponi positivi, siamo in grado di tenere monitorato il virus, che continua a muoversi. Lo fa un po’ perché è nella sua natura, un po’ perché con il vaccino è come se lo stessimo involontariamente selezionando». Un’azione che al momento non desta segnali d’allarme o situazioni che possano mettere in dubbio l’efficacia del vaccino, e che è preziosa per garantire che l’efficacia degli interventi messi in campo continui a rimanere tale nel tempo.

Non dimenticare

Se gli si chiede se quella che si prospetta per il futuro è una “era delle pandemie” in cui dovremo abituarci a fare ciclicamente i conti con uno scenario come quello vissuto nell’ultimo anno e mezzo, Sambri risponde invocando un «cambio di prospettiva»: «Se si assume una prospettiva globale ci si rende conto che quello causato dal Covid non è stato il primo caso del genere. È un fuoco che brucia sotto la cenere. Viviamo in un mondo molto abitato e globalizzato dove le merci e le persone possono spostarsi velocemente da un punto all’altro, quello che dobbiamo fare è evitare “esplosioni” come quella causata dal Covid e per riuscirci serve per forza una prospettiva globale». E se mai dovesse ripetersi una pandemia, «se la politica, intesa nel senso più lato possibile, terrà a mente quello che è successo il problema si affronterà e si risolverà, diversamente rischiamo di prenderci una bastonata. Ma credo che i gestori della cosa pubblica, che in questi mesi si sono trovati spesso a prendere decisioni impopolari, hanno tutto l’interesse a non dimenticare».

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