Sambri: “Con Omicron e vaccini il Covid può diventare un brutto raffreddore”

In un contesto in cui i casi «raddoppiano da un giorno all’altro», continuare a inseguire il tracciamento come si è fatto finora «ha molto poco senso». Ne è convinto Vittorio Sambri, direttore dell’Unità operativa di Microbiologia del Laboratorio unico di Pievesestina. Lì convergono i tamponi dell’intera area dell’Ausl Romagna e «il ritmo è ragionevole fino a quando ne processiamo tra 7.000 e i 7.500 al giorno, mentre sopra 8.000 andiamo in sofferenza. Nell’ultima settimana siamo stati sempre sopra gli 11.500 tamponi al giorno e ne mandiamo fuori circa 2.000 ogni giorno. È l’unico modo per mantenere tempi di risposta ragionevoli, che significa entro le 36 ore. L’alternativa sarebbe mettere in fila i tamponi che non si riescono a fare in giornata e il rischio quello di dare risposte anche a distanza di 4 giorni».

Tracciamento da ripensare

In questo contesto sarebbe da ripensare il tracciamento in sé. «Dovremmo concentrarci su quella parte di tracciamento che è fattibile e che ha senso per migliorare la gestione della pandemia». Per esempio, sulle indagini di natura diagnostica («quando ho bisogno di capire se quella che ho davanti è una polmonite da pneumococco o da Covid», ad esempio) o per cercare di «mantenere “puliti” gli ospedali», che continua ad essere l’obiettivo più importante». Un’impresa non facile se di considera che «tre quarti dei ricoverati nei reparti Covid non sono vaccinati. Gli ospedali sono stati costretti ad aumentare nuovamente i posti letto, togliendone ad altri reparti destinati alla cura di altre patologie».

L’incidenza di Omicron

Nel frattempo, continua il lavoro di sequenziamento per tenere monitorate le varianti. «I dati più recenti che abbiamo risalgono alla flash survey a cui abbiamo partecipato il 20 dicembre e la variante Omicron era al 15-16%. Questo significa che oggi è stimabile in un 30-35%». E – aggiunge Sambri, scherzando – «forse ne abbiamo ancora troppo poca», perché «cominciano a uscire studi ben fatti che sembrano confermare che Omicron, sebbene sia drammaticamente molto più diffusiva di Delta, ha una presenza più breve nel corpo e causa una malattia molto più blanda. Ovviamente nei vaccinati, e lo sottolineo quattro volte». Un segno che siamo davanti all’inizio della fine della pandemia? «Mi piacerebbe molto rispondere di sì, ma non ho i dati per dirlo. Però è plausibile che questa variante, di fronte a una popolazione di tutti vaccinati o guariti, trasformi il Covid in un raffreddore più robusto».

Più vaccini, meno tamponi

Il vaccino continua a essere lo strumento principale da opporre alla pandemia: «I vaccinati, soprattutto se con terza dose, sviluppano sintomi lievi o sono asintomatici». Anche per questo Sambri è convinto che quella del green pass ottenibile anche tramite tampone sia stata una scelta sbagliata: «Bisognava chiedere solo la certificazione vaccinale. Chi ha scritto quella regola non ha idea di come funzioni la diagnostica di laboratorio. Il tampone fotografa l’istante in cui viene fatto. Una persona negativa potrebbe non esserlo più un paio di ore dopo». In questo senso hanno poco senso anche i tamponi “preventivi” fatti magari prima di incontrare i parenti: «L’unico modo per difenderci è mantenere le ffp2 al chiuso, stare lontani, evitare baci e abbracci, anche col tampone negativo».

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