Samantha Stella e la sjua “hora amoris”

Una tenebrosa vicenda che sembra evocare la grande letteratura romantica del XIX secolo ebbe come scenario non un castello gotico, ma un palazzo della Romagna della prima metà dell’Ottocento. La sfortunata storia della contessa Orsola Bandini sarà rievocata oggi dalle 17.30 (con replica alle 19.30) nelle eleganti sale di Palazzo Tozzoni (via Garibaldi 18). Protagonista l’affermata artista e performer Samantha Stella, che torna a esibirsi davanti a un pubblico reale dopo le ultime performance presentate all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles e al Museo Madre di Napoli, e ai concerti nel tour in Gran Bretagna con il progetto del songwriter Nero Kane.

Per questo evento “In hora amoris”, promosso dai Musei Civici di Imola in collaborazione con Il Pomo Da Damo Contemporary Art, Samantha Stella indosserà un abito di Romeo Gigli.

Stella, in cosa consisterà questo evento performativo?

«È la seconda volta che presento un mio progetto a Imola, dopo la mostra nel 2018 con videoproiezione del mio film americano “Love in a dying world” negli spazi del Pomo Da Damo. Visitando questo palazzo del Settecento, rimasi colpita non solo dagli arredi originali ma dalla storia della “bambola” della contessa Orsola Bandini e proposi il progetto “In hora amoris” al museo. Con soddisfazione, la direttrice Claudia Pedrini ha accolto non solo la proposta, ma mi ha anche chiesto la realizzazione di una video-opera rappresentativa della performance, che è stata acquisita nelle collezioni permanenti del museo, e sarà in visione al pubblico a Palazzo Tozzoni fino al 2 aprile».

Quali sono le memorie e le suggestioni evocate dal luogo?

«Nella prima metà dell’Ottocento la contessa Orsola Bandini convolò a nozze con il conte Giorgio Barbato Tozzoni. La contessa perse un primo figlio ancora nel grembo e in un certo qual modo iniziò a incolpare il conte di questo triste episodio in un rapporto difficile di amore e odio. Riuscì finalmente a partorire un bambino, che morì improvvisamente a soli due anni. La tristezza e la depressione presero il sopravvento minando il corpo e la psiche della donna che si lasciò morire a soli 39 anni. Alla sua morte il conte fece costruire una “bambola” a grandezza umana, una sorta di manichino con il volto in stucco il più vicino alle reali sembianze della donna, e vestito con i suoi vestiti, cui fece apporre uno chignon costituito da una lunga treccia attorcigliata realizzata con i veri capelli della contessa, tagliati prima di darle sepoltura. L’uomo continuò a dialogare con la “bambola” negli anni a seguire portandosela dietro nelle varie stanze dell’appartamento. Una storia degna di un film di Dario Argento o Tim Burton, o di un dramma shakespeariano».

Qual è il significato del richiamo alla poetica e alla pittura preraffaellita?

«La forte suggestione di questa storia dal sapore gotico, ha risvegliato in me la visione di una donna, Elizabeth Eleanor Siddal, che incarnò realmente lo spirito shakespeariano essendo modella per il celebre dipinto “Ophelia” di John Everett Millais, oggi conservato alla Tate di Londra. Orsola Bandini e Elizabeth Siddal furono legate da un comune tragico destino che le porta via da questa vita terrestre ancora giovani e con storie coniugali che nella disperazione del dolore arrivano a toccare i limiti della follia. E da questo oggetto-soggetto, i loro capelli che diventano in un certo qual modo simbolo della loro eternità. “In hora amoris” vuole dare corpo e voce a queste due donne, attraverso un’installazione sonora all’interno della stanza da letto dell’appartamento impero dei coniugi Bandini-Tozzoni, dove si scorge anche la culla simbolo di questi bambini mai nati o morti precocemente, che riproduce un mio reading poetico con una selezione in italiano e inglese di poesie scritte da Siddal. E sarà proprio in questa stanza, dietro la suggestione visiva e sonora di spazio e parole, che si svolgerà la performance. Per entrare in profondità, nei sentimenti più intimi di queste due donne».

Ingresso gratuito con prenotazione allo 0542 602609 dal lunedì al venerdì ore 9-13 o inviando una mail a musei@comune.imola.bo.it, con nome e numero di telefono per ricevere conferma.

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