Salviamo il popolo della notte

La cronaca gronda sangue innocente e impone una riflessione. Dalle stragi del sabato sera siamo passati alle stragi continue, come accaduto a Riccione e Cervia. C’è un filo rosso che lega queste tragedie: la notte, il dopo discoteca, l’alcol, lo sballo.
La Romagna con la sua strepitosa offerta di divertimento è diventata il bengodi di tanti giovani che arrivano da tutt’Italia. I chiringuito, i locali alla moda, tutto invita agli eccessi, alle notti su di giri.
Siamo stati tutti giovani, chi scrive ha frequentato New Jimmy’s a Riccione e Peter Pan a Misano quarant’anni fa, quando si usava ancora il telefono pubblico a gettoni. Ore e ore di auto per la gioia di essere nel posto giusto. All’epoca andavano per la maggiore le canzoni “Ain’t nobody” di Rufus and Chaka Khan e “Going back to my roots” di Lamont Dozier, interpretata anche da Richie Havens. Tornando alle mie radici, come suggerisce il titolo, non posso dimenticare una sfuriata di mio padre per essere tornato a casa alle 4 del mattino. Non accadde mai più e al massimo abusai della Coca Cola. Aprendo le danze a mezzanotte fino alle 5 non si mettono in pericolo i nostri figli?
Si può limitare la vendita di alcolici?
Non ho la formula magica in tasca, ma non si può restare indifferenti davanti al dolore di tante famiglie costrette a riconoscere i propri cari all’obitorio. Parliamone.

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