“Saluti da Rimini” al Maré di Cesenatico

Due appuntamenti, uno che si è tenuto lo scorso Lunedì 5 Dicembre, e uno questa sera, Lunedì 12 Dicembre alle ore 20, rispettivamente dedicati ai ristoranti di Cesenatico il primo, e alle trattorie di Rimini il secondo. Un omaggio alla cucina delle trattorie e ristoranti di pesce di Rimini e alle ricette di chi ha saputo inventare ricette che negli anni sono diventate tradizione.Per lo scrittore francese Marcel Proust, il profumo del tempo perduto era quello de 𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘵𝘪𝘵𝘦 𝘮𝘢𝘥𝘦𝘭𝘦𝘪𝘯𝘦, un soffice dolce che era solito mangiare da bambino diventato simbolo della memoria involontaria evocata da un sapore.“In un momento in cui tantissimi ristoranti si interrogano sulla propria identità, quella che rimane forte e solida come una certezza è quella delle trattorie, che da anni mettono in tavola la cucina tradizionale, quella più verace, spontanea e autentica.

E’ in queste cucine che si respira ancora una tradizione che parla di storia, cultura e attaccamento alle proprie radici” – ci racconta lo Chef Omar Casali. “Abbiamo interpellato e chiesto ad alcuni degli interpreti della cucina riminese più classica di portarci i loro piatti tipici. Alcuni sono osti come non ne esistono più, come Todro, che continua ad incantare generazioni con i suoi calamaroni ripieni e il famoso lancio del sale sui gamberoni, diventato ormai iconico fra turisti di ogni dove. La Marianna con i suoi cento e passa anni di storia, e il suo risotto rosso tradizionale alla riminese, rappresentata dallo Chef Angelo Iervolino, e come entrèe il pane del marinaio dello zio, che proprio questa estate è stato riscoperto e celebrato da tantissime testate di respiro nazionale.

“Si tratta di un antico pane romagnolo, che i pescatori consumavano in barca durante la pesca. Questa specialità ha origine da un’antica tipologia di pane diffusa in tutta l’Emilia-Romagna, in particolare a Ferrara (dove è un prodotto IGP): stiamo parlando della “coppia”, perché si tratta di due strisce di pasta unite con una forma che ricorda una X o una croce, in un nastro centrale. Quello di Rimini, però, si distingue per vari motivi. Innanzitutto, ha una forma diversa con un buco in mezzo, perché così i pescatori potevano tenerlo appeso all’interno della barca in modo che non rischiasse di cadere o sporcarsi: per questo viene anche chiamato anello del marinaio. Proprio per questa sua caratteristica, secondo la tradizione dei pescatori riminesi si consumava così: veniva tagliato in due a metà, bagnato nell’acqua di mare per ammorbidirlo, condito con olio e aceto e poi accompagnato con il pesce a disposizione del momento. Di solito si abbinava al brodetto, al brodo di paganelli, alle vongole o allo sgombro” ci racconta Giuliano Canzian, patron del ristorante Dallo Zio di Rimini.

Un omaggio a Rimini, che non manca di passare da Viserba da Le Ruote sul mare, ristorante che negli anni grazie alla cucina della signora Anna Capriotti si è imposto all’attenzione dei più per i famosi Bucatini allo Scoglio, un sugo dolcissimo, dalle porzioni generose e romagnole, e per l’accoglienza familiare e subito di casa.

Per finire, il Caffè Vecchi, fresco di riapertura nel Borgo San Giuliano farà assaggiare a tutti i presenti il Bovolone che lo Chef stellato Giancarlo Perbellini ha preparato per Vecchi, mentre Todro preparerà il suo classico Nuvolone, un cocktail a base di Sambuca e acqua frizzante che “è l’elisir di lunga vita per mantenersi giovani come me” – sentenzia Todro.

Ad accompagnare la serata, la REBOLA dei 16 produttori di Rimini della Strada dei Vini e dei sapori dei colli di Rimini, il progetto che unisce l’antica storia enologica del territorio riminese e ben 16 aziende del suo comparto vitivinicolo. La Rebola infatti, ha l’ambizione non solo di trovare posto tra i grandi vini bianchi italiani, bensì fare di questo bianco cioè che già per sua essenza è: un elemento imprescindibile di affermazione dell’enologia riminese come driver di promozione turistica per tutta la destinazione.

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