Avrebbe omesso di curare e abbandonato a se stesso uno dei suoi cani che è poi morto in seguito alle gravi ferite non medicate e alla denutrizione. Il proprietario dell’animale, un quarantacinquenne imprenditore agricolo di Saludecio, rischia una denuncia da parte dei carabinieri della locale stazione dell’Arma per “uccisione di animale a seguito di maltrattamenti”.

I militari stanno facendo altri accertamenti con la collaborazione dei colleghi “forestali”: l’uomo infatti sostiene di avere ceduto il cane a un pensionato che glielo avrebbe restituito solo di recente, e racconta che l’animale è poi scappato dalla sua rimessa, non più tardi di una settimana fa, quando era ancora in buone condizioni. Per il veterinario, però, le lesioni, risalirebbero invece ad almeno 20-30 giorni fa e quindi la versione è tutta da verificare. L’esemplare, una cagnolina di dieci anni (segugio italiano) è morta dopo tre giorni di ricovero in terapia intensiva nella clinica veterinaria del canile di Riccione. «Era in condizioni disperate – racconta Massimiliano Lemmo, presidente dell’associazione “Lorenz” che gestisce la struttura – Credo che fossero anni che non vedevo una situazione così drammatica. Oltre alle ferite da morso infette e piene di larve di mosca, il cane presentava uno stato di abbandono, denutrizione e disidratazione fuori dal comune. Vorrei che chi ha ridotto quel cane in quel modo ne pagasse le conseguenze».

Il tentativo di salvataggio era cominciato il 2 ottobre scorso con il casuale ritrovamento della cagnolina da parte di un carabiniere che, libero dal servizio, stava facendo una passeggiata in campagna lungo l’argine del fiume Ventena. A un certo punto ha notato l’animale, impantanato nel fango del fiume, incapace perfino di muoversi per quanto era debilitato. Stremato, ma ancora vivo, il segugio, con gli occhi infossati dalla fame, ha rivolto uno sguardo riconoscente. Il militare lo ha liberato, lavato, e trasportato al Centro veterinario Valconca di Sant’Andrea in Casale.

Qui il veterinario, dopo averlo medicato, somministrato degli antibiotici e tosato, si è rivolto al personale del canile. «Per tre giorni lo abbiamo assistito 24 ore su 24, ma non c’è stato niente da fare, non ha più ripreso le forze – sottolinea Lemmo – Quando è stato recuperato era ormai troppo tardi. Ripeto, erano molti anni che non vedevo un cane ridotto in quel modo: chi ha sbagliato deve pagarne le conseguenze».

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