Sale, tv, wifi e biancheria. Gli hotel e la sfida delle stelle

La maxi truffa dell’Hotel Gobbi di Rimini, finito al centro di uno scandalo per aver raggirato, sembrerebbe, oltre cinquecento clienti, ha riportato alla luce un problema che, quando si parla di qualità del settore ricettivo, è il problema. Si tratta della classificazione delle strutture alberghiere, perché il caso dell’hotel che vendeva più camere di quante effettivamente ne avesse è solo la punta dell’iceberg di un guaio ben più grosso. Al punto che adesso il Comune di Rimini vuole dotarsi di una sua commissione interna per l’ispezione degli alberghi che “risiedono” sul proprio territorio. Quello che di cui si sta parlando è un problema fatto di strutture in parte vetuste e mai riqualificate, di arredamenti scadenti, di camere prive di aria condizionata e a volte, purtroppo, anche di sporcizia diffusa. Certo questa non è la regola, ma quello che alcuni chiamano il “dark Side” dell’ospitalità riminese potrebbe coinvolgere circa il cinquanta per cento delle strutture presenti. E questo nonostante le stelle svettino pompose sugli ingressi degli hotel. Due domande allora sorgono spontanee quando accadono situazioni di questo genere: chi assegna le stelle alle strutture? E, soprattutto, chi controlla? La risposta in entrambi i casi è: proprio nessuno.

Stelle sulla fiducia

Partendo da un piccolo excursus storico, l’origine della classificazione alberghiera in Italia risale al 1983, con la legge quadro numero 217 sul turismo e la riqualificazione del ricettivo. È proprio questo testo che, normando alcune tematiche di carattere generale, ha poi affidato alle singole Regioni il potere di legiferare in materia di classificazione degli hotel, con la logica conseguenza di aver generato tante piccole “leggiucole” e il fatto, non di secondo piano, che un tre stelle in Piemonte (per citare una regione a caso) non deve seguire le medesime regole di un tre stelle in Emilia-Romagna. Cosa debbano rispettare le strutture per raggiungere certi standard, per quanto riguarda quindi la Romagna, è inserito all’interno della legge 16 del 2004 (che nel tempo ha subito numerose modifiche, l’ultima delle quali nel 2019 con il recepimento dei condo-hotel).

Ma come vengono assegnate le stelle? Tutto è racchiuso all’interno di un modulo di autodichiarazione lungo cinquantuno pagine, all’interno del quale l’imprenditore deve barrare con delle semplici crocette se dispone o meno del servizio richiesto. Parlando, ad esempio, dei quattro stelle, questi devono avere obbligatoriamente una sala colazione/ristorante e una sala riunioni, mentre le camere devono essere obbligatoriamente dotate di televisione satellitare e di internet wireless. Altri servizi obbligatori per i quattro stelle o superiori sono il servizio in camera e quello di pulizia delle scarpe.

Parlando invece di cambio della biancheria in camera: gli alberghi a una e due stelle hanno l’obbligo di effettuarlo almeno una volta alla settimana, i tre stelle e tre stelle superior almeno tre volte a settimana, mentre dalle quattro stelle in su tutti i giorni.

Nessuno controlla

Come detto, però, tutto questo si basa essenzialmente sulla fiducia, poiché la richiesta di assegnazione delle stelle avviene tramite autocertificazione e i controlli, a parte quando un cliente effettua una segnalazione, non vengono quasi mai effettuati. Secondo Patrizia Rinaldis, presidente Aia di Rimini, «urge fare una verifica completa delle strutture di Rimini, così da poter dare il via a un lavoro serio di nuova classificazione e ispezione. Questo a tutela degli imprenditori seri, ma anche della città e dei clienti». Secondo Raffaele Calisesi, presidente Federalberghi Ravenna, «i criteri di classificazione devono essere rivisti con i tempi moderni, anche perché oggi più che le stelle contano le recensioni». Una richiesta, quella di Calisesi, che non cade nel vuoto, perché l’assessore regionale al turismo Andrea Corsini conferma come «uno degli obiettivi del 2023 sia proprio quello di rivedere la classificazione, perché alcuni requisiti, oramai, sono stati superati dal tempo».

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