“Sale e turismo”: il viaggio nella Salina di Cervia

Giuseppe Pomicetti oggi è il presidente del Parco della Salina di Cervia ed è uno di quelli cresciuto a “sale e turismo”. Il nonno materno, Paolo, era Salinaro. L’altro, Giuseppe, insieme al padre Silvano, erano albergatori. Nel 1948 la mamma, Pierina, venne eletta Miss Salina. Forse, lui incarna proprio l’anima di quel pezzo di sostenibilità, non solo ecologica ma anche antropologica, che traduce il senso del mondo green in questa parte di Romagna. Qui la gente vive di sale e sa che l’ambiente deve essere valorizzato.

«Senza movimentare le acque e prestare grande attenzione a mantenere tutto in equilibrio non ci sarebbe la Salina e non ci sarebbe il sale dolce di Cervia», spiega Giuseppe in “Dolce come il sale”, un libro scritto da Letizia Magnani per Minerva Edizioni. Affidati alla società ci sono 827 ettari. Una rete tra vari attori tra cui il Parco del Delta del Po e il Comune, contribuisce a sviluppare il concetto di sostenibilità, diventa impresa green e opportunità turistica, con al centro le politiche di conservazione e di formazione. Un esempio è la collaborazione con la cooperativa Atlantide, che da anni gestisce il Centro visite per le escursioni naturalistiche. Nel corso dei secoli Cervia è sempre stata molto ambita per questa sua ricchezza. L’oro bianco romagnolo è stato nelle mani del Papato, del Doge di Venezia, dei Malatesta. Indirettamente il sale viene citato anche da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia. «È salato lo pane altrui», dice parlando del pane di Ravenna, dove fu esule.

Le lunghe vasche

La Salina di Cervia è la più settentrionale d’Italia. Copre un terzo dell’estensione del Comune.

È composta da 12 bacini, ognuno di loro fatto da 3 vasche lunghe un chilometro e larghe 453 metri. Il sale viene formato artigianalmente, grazie a un nastro trasportatore e a un carrello.

Da fine agosto ai primi di settembre la raccolta è un’esperienza unica. Avviene la “cavadura”: l’acqua del mare entra dal canale immissario, a Milano Marittima, e circola nei canali. Poi viene fatta defluire ed evaporare. Grazie a quest’operazione naturale nasce l’oro bianco. Il prodotto all’inizio è molto pesante e di colore rosa perché nell’acqua di mare vive un granchietto rosso, l’artemia salina, e che è lo stesso responsabile della colorazione delle piume dei fenicotteri rosa.

Il parco della salina

Nel 2002 nasce il Parco della Salina di Cervia per volontà del Comune, della Provincia di Ravenna, del Parco del Delta del Po e della Camera di Commercio. Una quota è detenuta anche dalle Terme di Cervia. L’obiettivo è di valorizzare sotto diversi punti di vista (tra cui anche quelli ambientali ed ecologici) l’intera area. Da non perdere è il museo del sale: un viaggio fantastico nella storia di questo territorio declinato tra rispetto dell’ambiente ambiente e attività operaia dal sapore sostenibile e d’altri tempi.

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