Saldi: ogni forlivese ha speso in media 85 euro

I risultati del primo mese di saldi estivi, raccolti attraverso l’indagine congiunturale condotta da Confcommercio attraverso il Centro Studi Iscom Group, evidenziano segnali di stabilità rispetto allo scorso anno. Il monitoraggio è stato realizzato su un significativo panel di imprese commerciali del circondario forlivese, composto da punti vendita di beni per la persona, in particolare abbigliamento e calzature (80%).

L’indagine ha evidenziato che per il 16% degli operatori le vendite sono in aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre il 48% ha rilevato una sostanziale stabilità.

“Rimangono comunque ancora lontani i risultati del periodo ante covid – sottolinea la Confcommercio in una nota – diventano ormai improrogabili interventi strutturali per abbattere il cuneo fiscale e per ridare nuovo slancio alle imprese.

Ad un mese dall’avvio delle vendite di fine stagione – dichiara Roberto Vignatelli, Presidente di Federazione Moda Italia Forlì-Cesena– gli operatori tracciano un quadro generale di sostanziale stabilità, con un soddisfacente movimento nei negozi, anche se molte volte la visita non si traduce in acquisto. I saldi estivi rappresentano specialmente quest’anno una vera opportunità: il nostro settore, infatti, ha finora resistito all’incremento dei prezzi a fronte dell’importante crescita dei costi fissi aziendali per affitti, energia, carburanti, prodotti e servizi, dando alla clientela la possibilità di acquistare a prezzi veramente convenienti. L’acquisto nei negozi di prossimità, rappresenta il concreto sostegno ai nostri centri urbani in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale”.

Gli operatori hanno segnalato un andamento abbastanza omogeneo delle vendite in questo primo mese di saldi, differenziato secondo le zone: più alto nei fine settimana nelle località collinari e turistiche, più distribuito nei giorni feriali nelle altre località.

Il clima di incertezza che caratterizza questi mesi, accentuato anche dalla recente crisi politica nazionale, si fa sentire particolarmente nell’analisi dei comportamenti della clientela.

L’indagine conferma rispetto al passato una marcata razionalità del processo di acquisto in saldo, che risponde a scelte programmate e ponderate: al quesito a risposta multipla sui comportamenti della clientela, il 42% degli operatori segnala che la clientela compra solo lo stretto necessario e il 30% ha riscontrato grande attenzione al prezzo. Viene quindi sostanzialmente a mancare l’acquisto d’impulso tipico dei saldi.

Spesa media di 85 euro a testa

Favorita ovviamente la vendita di capi tipicamente estivi: dalle t-shirt ai costumi e ai bermuda nell’abbigliamento, ai sandali nelle calzature. Segnalata anche la vendita di capi per cerimonia.

Il valore della spesa media pro-capite si attesta a 85 euro.

La grande maggioranza degli operatori (il 80%) ha sottolineato la necessità di posticipare la data di inizio saldi estivi di almeno un mese.

Le nostre imprese dovranno dedicare la massima attenzione ai processi di transizione digitale e alla sostenibilità ambientale, percorsi obbligati per mantenersi competitivi rispetto ad un mercato in evoluzione vorticosa e per una necessaria assunzione di responsabilità sociale: vanno quindi valutate tutte le opportunità messe a disposizione a vario titolo per favorire investimenti in questa direzione” commenta Vignatelli.

Dall’andamento delle vendite di questi ultimi anni (nel forlivese la contrazione è stata superiore all’11%) si comprende quanto mai sia necessario ed urgente concretizzare quanto abbiamo chiesto, in perfetta sintonia con Confcommercio: la riduzione del cuneo fiscale e dei costi energetici. Sarebbe oltremodo determinante – conclude Felloni – l’intervento del governo sui temi avanzati al Tavolo della Moda sulla riduzione dell’Iva per abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori, tessile casa ed articoli sportivi, uno degli elementi essenziali per il rilancio dei consumi prima che sia veramente troppo tardi”, conclude Vignatelli.

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