Salari, in provincia di Forlì sono inferiori alla media regionale

La discussione sul salario minimo è un tema che tiene banco da giorni, in provincia di Forlì qual è la situazione su questo fronte? Lo abbiamo chiesto a Maria Giorgini, segretaria della Cgil di Forlì. «I numeri parlano chiaro – spiega Giorgini – i salari nella nostra provincia sono al di sotto della media regionale (22.651 euro lordi annuali) attestandosi a 19.670 euro lordi annui. E’ vero che la media oraria è superiore al salario minimo che si sta discutendo per legge, ovvero i 9 euro, attestandosi a 10.82, ciò nonostante in questa media ci sono molte differenze. Per prima cosa le donne che hanno un salario medio annuale lordo inferiore del 33,5% a quello degli uomini, guadagnano infatti 15.377 euro lordi annui contro i 23.120 degli uomini. Il Gap di genere sulle retribuzioni si somma a quello occupazionale, sul totale degli occupati in provincia le donne raggiungono appena il 45%». Un’altra differenza è data dall’età: «I giovani fino a 24 anni guadagnano annualmente il 43% in meno degli adulti, in questo l’alto tasso di precarietà incide fortemente, anche per questo è necessaria una riforma del mercato del lavoro. Ricordiamo infatti che dalle ultime rilevazioni sul mercato del lavoro, nelle nuove assunzioni i contratti a termine superano il 90% con punte in alcuni territori pari al 97%». Anche la qualità dell’occupazione si è ridotta, lo dimostra il numero dei part time che passano da 20.452 nel 2014 a oltre 36.000 nel 2021, «una vera e propria esplosione che ha visto l’aumento anche del part time involontario e che incide sull’impoverimento di chi per vivere ha bisogno di lavorare».

Maria Giorgini (Foto: Fabio Blaco)


«La Cgil è favorevole ad un percorso che vede la definizione di un salario minimo per legge seppure la direttiva europea non obblighi il nostro paese, – prosegue Giorgini – la cosa fondamentale è che questa misura avvenga riconoscendo come salario minimo le tariffe definite dalla contrattazione collettiva nazionale e territoriale, definendo una legge sulla rappresentanza per eliminare i contratti pirata e riducendo le tipologie di contratti per eliminare la giungla del precariato. Questo però non basta, i salari sono sotto la tagliola dell’inflazione – aggiunge – pari ormai al 6,5% e che si stima comporterà una perdita del potere di acquisto pari ad una retribuzione tra i 1.200 euro e i 1.500 euro annui. È necessario intervenire per ridurre le tasse su salari e pensioni, determinando una riforma fiscale che faccia pagare le tasse in maniera effettivamente progressiva a chi prende di più e che tassi gli extraprofitti di quelle imprese che stanno speculando sull’aumento dei prezzi andando oltre al 25% già definito. Infine i contratti nazionali devono prevedere aumenti salariali che coprano interamente l’inflazione».


Reddito di cittadinanza

Nel 2021 i nuclei coinvolti dal reddito di cittadinanza sono stati 3.240. L’ importo medio mensile, prendendo a rifermento aprile 2022 è pari a 489 euro mensili. Si tratta dunque di un numero di persone particolarmente esiguo che rappresenta in ambito territoriale sul totale degli occupati l’1,8% della popolazione attiva. «Questo dato congiuntamente all’importo del reddito, determinano con chiarezza – conclude Giorgini – che lo strumento sia una misura di sostegno alla povertà e non possa essere concorrenziale al lavoro».

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