Il contatto tra un'operatrice senza guanti e un ospite della casa protetta di Russi

RUSSI. Il paradosso è che, a differenza di quanto sembra emergere in altre strutture a livello nazionale, la casa protetta Baccarini di Russi rischi di pagare per l’eccessiva trasparenza. Per quelle immagini cioè che fanno intravedere momenti di socialità e contatti ravvicinati tra operatori e anziani come carezze o mani sfiorate inviate ai familiari dei degenti. Gesti di grande umanità che, in modo del tutto involontario, potrebbero aver contribuito alla diffusione del virus all’interno della struttura, tanto più che ben 8 dei 9 dipendenti risultati positivi sono asintomatici. Con le visite esterne sospese da inizio marzo, solo fornitori e operatori hanno avuto accesso alla casa di cura; e, stando alle ipotesi epidemiologiche dell’Ausl, proprio in questo modo un virus tanto subdolo quanto contagioso come il covid-19 pare possa essere “entrato” tra le storiche mura dell’edificio.

Nei filmati e nei video inviati dalla direzione della casa di riposo ai familiari appaiono in alcuni casi addetti immortalati senza mascherina o guanti. Vero che le linee guida prescrivono la necessità di indossare le protezioni solo in casi sospetti di contagio (e la maggior parte delle foto sono state scattate quando ancora non era emerso alcun caso) e che l’igienizzazione delle mani attraverso il sapone è più efficace dei guanti stessi, ma anche in una realtà come quella di Russi (dove la tempestività nel cogliere la presenza del virus è stata frutto del colpo d’occhio di un medico quando ancora non si erano manifestati sintomi specifici in nessuno dei 61 ospiti) emerge come il fronte delle case protette sia il più vulnerabile. Non a caso è proprio uno degli ambiti su cui ieri è intervenuta la Regione. «Purtroppo è estremamente difficile garantire e rispettare il distanziamento sociale in contesti come questi» ha commentato la sindaca Valentina Palli, che in questo momento preferisce concentrarsi sull’emergenza. «Fortunatamente il numero di malati non è aumentato e ieri sono stati ultimati i trasferimenti dei pazienti risultati positivi. Svuotata la struttura delle positività accertate, è scattata la sanificazione mentre resta il rinforzo dell’Ausl per la formazione specifica degli addetti in vista del rientro dei pazienti. Da parte mia come Comune posso solo assicurare che non è mai mancata la disponibilità di protezioni individuali. Mi fermo a questo, a quello che è di mia competenza. La gestione della struttura infatti non è in capo all’Amministrazione e da parte nostra non abbiamo ravvisato comportamenti che violino i protocolli sanitari. Se qualcuno ritiene sussistano motivi di rimostranze lo faccia nelle sedi opportune. Non sarò certo io a fare da giudice. Se con un protocollo rispettato alla lettera si sarebbe o meno verificato il focolaio? Non sono in grado di rispondere. Evidentemente qualche falla è possibile che si sia verificata, ma ripeto, è estremamente difficile evitare contatti nell’assistenza ad anziani non autonomi».

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