Romagna pioniera nella “caccia” al biogas: l’idea di due ingegneri

Un sistema innovativo di automazione per captare il biogas e ottimizzare le prestazioni dei sistemi tradizionali, è romagnolo. Si chiama Gas stabilizer e l’idea è venuta a una coppia di ingegneri uniti anche nella vita. Loro sono Marco Antonini e Francesca Sandrini e hanno creato un prodotto in grado di aumentare l’efficienza di estrazione, di eliminare i cattivi odori, di ridurre l’inquinamento. Quest’idea è valso loro un ambito premio nazionale di Legambiente. I due si conoscono alla facoltà d’Ingegneria all’Università di Bologna ed è da quando terminano gli studi che iniziano una collaborazione professionale orientata al mondo green. Marco è attivo per circa vent’anni come condirettore tecnico e responsabile dei servizi di gestione in una realtà romagnola. Francesca si occupa per molti anni, in aziende della Romagna che operano sempre nella gestione integrata dei rifiuti, prima di gestione tecnico-amministrativa e logistica di rifiuti pericolosi e non pericolosi, e in seguito di gestione integrata della qualità, dell’ambiente e della sicurezza sul lavoro, nonché dei sistemi di certificazione ad esse correlati.

La loro sensibilità verso le tematiche ambientali delle energie da fonti rinnovabili, porta Marco e Francesca a fondare una loro startup, Zero3 (con sede legale a Faenza e sede operativa a Cesena) con la quale si propongono di offrire soluzioni ambientalmente sostenibili, semplici, accessibili e funzionali, nella speranza che possano contribuire alla salvaguardia del pianeta per le generazioni che verranno. L’iniziativa ha portato a ricevere, a Milano, l’edizione 2021 del premio “Innovazione amica dell’ambiente”, nella categoria Transazione energetica, l’ambito riconoscimento di Legambiente conferito alle innovazioni di prodotto, di processo, di servizio, tecnologiche, gestionali e sociali, che dimostrano di contribuire a significative riduzioni degli impatti ambientali. Zero3 è un sistema modulare e scomponibile, che permette il monitoraggio e il controllo in continuo e da remoto (allo stato attuale sono praticamente tutte operazioni che vengono svolte direttamente sugli impianti da un operatore) e in tempo reale, che può essere applicato a qualunque tipologia d’impianto collettore biogas, sia nuovo sia già esistente, e può essere installato in tutti gli impianti in cui avviene la produzione di biogas da più fonti, come ad esempio nelle discariche, negli impianti di trattamento anaerobico secco e semisecco, nei depuratori.

«I rifiuti a matrice organica depositati oggi in discarica produrranno biogas almeno fino al 2050. Il biogas è una fonte di energia rinnovabile ma anche un gas che contribuisce all’intensificazione dell’effetto serra. Pertanto più ne riusciamo a “catturare” e a mandare a recupero energetico, più sosteniamo l’ambiente – spiegano i due ingegneri – L’installazione di Gas Stabilizer presso una discarica italiana, rispetto ai tradizionali sistemi di captazione biogas ha realizzato un incremento medio complessivo dei volumi di biogas captato pari al 31,98% e permette di ridurre il Carbon Footprint di oltre 7.800 tonnellate in termini di CO2 equivalente ogni anno per ogni impianto da 1.000 kW di produzione di energia elettrica».

«Sono circa due anni che abbiamo iniziato – spiega Antonini – Ci siamo già proposti a diverse realtà italiane: quando avremo fatto i primi passi in casa nostra andremo anche verso il mercato estero. Questa soluzione si applica a qualunque tipo di realtà impiantistica e di discarica».

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