“Romagna Brutale”, vini naturali e cibi biodiversi al Castello di Sorrivoli

Abbasso ogni disciplinare, impatto zero nella vigna e in cantina. Ormai è passato un decennio abbondante da quando l’anarchia enologica del movimento “naturale” cominciò a sconvolgere gli schemi a tabelle di ordinati sommelier in divisa e degustatori poco amanti di ossidazioni, volatili & co. Una filosofia di vita, prima che produttiva, che tra Francia e Spagna dette vita alla cosiddetta “Brutal wine corporation”, dove “brutale” è un’esclamazione di sorpresa in positivo, insomma un complimento e non il suo contrario. A quella ormai consolidata sorta di avanguardia del vino nel tempo si sono uniti anche “seguaci” nostrani, con diverse sfumature di “brutalità”. Una quarantina di loro si è data appuntamento per domani, 11 luglio, dalle 12.30 alle 22, al Castello di Sorrivoli per una nuova edizione di “Brutale Romagna”. Ma nella lista non ci sono solo vignaioli, bensì anche panificatori, allevatori e trasformatori, birrai, mugnai, frantoiani, apicoltori e artigiani che lavorano sempre con la terra. «Perché la terra è di tutti» come rimarcano gli organizzatori, i cesenati Fabio Venturi, Davide Venturi, Marco Bonanni, Chris Fustinoni. Ma soprattutto «la natura è progresso», come recita il sottotitolo. Una dichiarazione di fiducia nella naturalità, nella capacità di autoregolarsi della natura, una promessa di rispetto nei confronti della biodiversità e della cura del pianeta, sul quale l’uomo afferma, e questi produttori cercano di testimoniarlo, di poter produrre senza essere rapace.
Dunque “Brutale Romagna” «è una mostra mercato dedicata alla promozione, degustazione e vendita di vini e prodotti alimentari coltivati senza l’utilizzo di pesticidi o fitofarmaci. Questo sta ad indicare, non solo un modo di coltivare sano e sostenibile, ma è una filosofia ed uno stile di vita», dicono gli organizzatori.

I produttori e le produttrici che partecipano a questa manifestazione, sono dunque fra quelli che «hanno accettato come sfida quella di non utilizzare pratiche tecnologiche e prodotti di sintesi», ponendo sempre «estrema attenzione verso i processi vegetativi e la composizione dei terreni, in base ai quali, vengono costruiti micro eco-sistemi atti alla produzione, in perfetto equilibrio con quello che la natura organizza già come suo sistema primordiale». Insomma si parte dal rispetto della terra e dell’ecosistema, sia con pratiche in campo biologiche che biodinamiche, per ottenere prodotti che siano buoni in più di un senso. «La concezione di agricoltura naturale è il punto di partenza per un progresso sociale, culturale ed economico ancora poco considerato –sono convinti gli organizzatori della manifestazione –. Non utilizzare gli ultimi ritrovati della scienza tradizionale non significa tornare al passato ma ingegnarsi per trovare modalità e nuovi metodi di allevamento. Se, in un passato recente, questa risultava una filosofia sbeffeggiata, ora sta rivoluzionando ampi settori della vita quotidiana innescando nuovi principi di macro-economia».


Ed eccoli i romagnoli “brutali”. C’è Jacopo Giovannini di Imola produttore di vino biologico con, da sempre, il pallino dell’albana. Da Brisighella arrivano invece Bragagni, Orlandini, Filippo Manetti di Vigne San Lorenzo, Baccagnano. Da Faenza Quinzan. Emilio Placci con la sua cantina Il Pratello è il decano dei produttori di Modigliana, mentre Andrea Peradotto a forza di scovare e salvare piccole vigne in altitudine, si è stabilito a Pian di Stantino, in quel di Tredozio. Gitana Wines di Castrocaro è ormai un marchio conosciuto in Romagna per la promozione dei vini naturali, con base a Forlì nella Drogheria Gitana. Piccole e orientate alla massima naturalità le aziende La via del Colle a Bertinoro, Castello Montesasso in quel di Mercato Saraceno, Il Ghiro a Montecodruzzo nel Cesenate. Da Roncofreddo doppia presenza con Leoni e Villa Venti pluripremiato anche dalle guide. Poi avvicinandosi al Riminese: Guerra da Borghi, Dal Fatourin da Santarcangelo, Delle Selve a Rimini, Valle delle lepri a Coriano, e i Muretti da Montescudo.


Non solo vino appunto, ma anche altri prodotti della terra e di chi sopra ci vive o… ci vola, come le api che danno il miele di Orticà a Roncofreddo. Poi gli ottimi salumi delle more romagnole allevate all’aperto nei boschi e in collina da Lucio Zavatta nell’azienda I Fondi a Novafeltria. Mauro Guerra porta la farina di Pennabilli, Verde Olmo il suo pane da Rocca San Casciano. Dalla Fossa dell’Abbondanza di Roncofreddo Renato Brancaleoni proporrà i suoi formaggi unici, mentre l’olio extra vergine di oliva di Maurizio Barducci arriva da Poggio Berni. Masnada porta la Birra da Savignano, Terre dei miti allestisce lo stand gastronomico e Silvio Di Donna il suo Gelato contadino. Ci sono anche gli artigiani che la terra non la coltivano, ma la manipolano per creare qualcosa che è indispensabile a trasformare poi frutti o farine: ad esempio le teglie di Montetiffi di Maurizio Camilletti e Rosella Reali, o Demetra che plasma anfore in terracotta a Tezze sul Brenta Vicenza. La radio del campus universitario di Cesena, Uniradio, trasmetterà in diretta l’evento con interviste e servizi. La manifestazione è aperta a tutti, purché maggiorenni, ad un costo di 15€ il visitatore ha diritto a una degustazione libera a tutti i banchi d’assaggio. I prodotti si possono acquistare.

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