IMOLA. Per il terzo anno consecutivo il collettivo Rivolta Gaya organizzerà il Pride a Imola. L’appuntamento è per sabato 18 luglio alle 18 in piazza Gramsci. Non ci sarà però un corteo, come è successo anche in altre città per timore del Covid-19.
«Quest’anno abbiamo tardato a organizzarci – spiega l’attivista Marzia Montesano -, per un po’ siamo stati indecisi sul da farsi, temendo che in tanti non sarebbero venuti. Tuttavia si tratta di un evento troppo importante per rinunciarvi, e alla fine abbiamo optato per un ritrovo in piazza aperto a chiunque vorrà esserci, impegnandoci a ricordare sempre di indossare le mascherine e mantenere il distanziamento fisico». Come scrive il collettivo in una nota, «la pandemia ha messo in evidenza le contraddizioni del sistema in cui viviamo, dove i profitti vengono prima della salute, dell’ambiente e delle persone. Le violenze contro le persone lesbiche, gay, trans, bisessuali, queer sono all’ordine del giorno, così come gli episodi di razzismo e discriminazione contro migranti e sex workers. Abbiamo visto un forte aumento delle violenze domestiche e dei femminicidi, anche se siamo state completamente invisibilizzate. Per questo motivo adesso scendiamo in piazza, più consapevoli e determinate di prima. Non è più accettabile la cultura patriarcale che vuole controllare i nostri corpi, le nostre scelte sessuali e riproduttive».
L’uso degli aggettivi al femminile ha qui una connotazione politica, come spiega Montesano: «Nel collettivo non ci sono solo donne, ma abbiamo fatto la scelta precisa di servirci del femminile universale in contrapposizione al maschile, che la lingua italiana dà per scontato quando si parla di un insieme di persone».
Leggi efficaci
Nel testo c’è spazio anche per uno dei temi caldi di questi giorni: «Pretendiamo una legge efficace contro l’omolesbotransfobia perché vogliamo che venga riconosciuta la natura sistemica della violenza, e chiediamo interventi strutturali che possano prevenirla da un punto di vista formale e materiale. Vogliamo che il Vaticano non abbia voce in capitolo e che il Governo metta in atto misure concrete contro la violenza maschile omofoba, finanziando i centri antiviolenza e promuovendo le iniziative di tutte le associazioni Lgbtq+».
La situazione a Imola
«Pretendiamo di essere riconosciute come soggettività libere e/o come le famiglie che già siamo, vogliamo avere accesso alla procreazione assistita e vogliamo che l’adozione sia regolarizzata per tutt. Durante il lockdown il diritto all’aborto è stato messo nuovamente sotto attacco e anche il consultorio di Imola ha sospeso il servizio di erogazione della pillola anticoncezionale, ma l’accesso alla salute deve essere garantito a tutte». Sull’utilizzo dei pronomi con l’asterisco, Montesano specifica che «c’è stata la volontà di essere quanto più inclusivi verso chi non si riconosce nel binarismo di genere, evitando quindi di esplicitare al maschile o al femminile la vocale finale». Il collettivo poi conclude: «Manifestiamo per la salute pubblica, per la prevenzione, per terapie non discriminanti per le persone trans, e lottiamo contro lo stigma che colpisce ancora le persone sieropositive. Siamo solidali con il movimento Black Lives Matter, contro tutte le discriminazioni razziste e sessiste che colpiscono le persone migranti. Scendiamo in piazza tutt per far sentire la nostra voce, per mostrare che ci siamo, che siamo fiere e siamo orgogliose» si legge nella nota ufficiale.
«Molti dei problemi evidenziati – conclude Montesano – ci toccano da vicino, ma sarebbe importante che tutta la città si dimostrasse più attenta a certe tematiche, dato che se parla ancora troppo poco. Speriamo quindi che in tanti partecipino al Pride, anche se lo scopriremo solo il giorno stesso».

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