Ritrovata la mappa più antica di Cesena

La veduta di Cesena più antica tra quelle ad oggi note era “nascosta” nella biblioteca Angelica di Roma. A ritrovarla è stato l’avvocato cesenate Daniele Molinari, presidente dell’associazione Giostra di Cesena e consigliere di Italia Nostra, ci si è imbattuto mentre faceva una ricerca sullo stemma comunale all’Archivio di Stato di Roma. Il ritrovamento, che è stato comunicato al Comune e alla Biblioteca Malatestiana, spiega Molinari «È particolarmente interessante non solo per la bellezza del disegno, ma perché conferma che molto materiale documentale e iconografico può trovarsi, a causa della storia particolare della nostra città, al di fuori di Cesena».

Il progetto dell’atlante

È Michele Pistocchi a farne una prima analisi approfondita. Il disegno della veduta è a inchiostro ed è databile attorno al 1586. È a quel periodo che risale una annotazione manoscritta di Angelo Rocca, il fondatore dell’omonima biblioteca, in cui annota l’idea di redigere una sorta di atlante delle città d’Italia. «L’ambizioso progetto portato avanti dal prelato – si legge nell’analisi di Pistocchi – aveva l’intenzione di raccogliere per ciascuna città i dati sulla storia, l’origine, le cose notabili, gli uomini illustri, i santi e i beati, i fiumi, i costumi, la descrizione delle chiese, dei castelli e delle fiere, gli stemmi civici e così via. La mole descrittiva sarebbe stata affiancata da una veduta della singola città trattata, che sarebbe stata stampata in quarto di foglio, sull’esempio di altri atlanti di città circolanti in Europa dagli anni Settanta del Cinquecento, molto apprezzati dagli eruditi».

Il punto di vista

La veduta di Cesena non è accompagnata dalla descrizione del luogo, ma il disegno, fa notare Pistocchi, «restituisce perfettamente la fisionomia corretta dell’abitato urbano con una dovizia di particolari degna di nota». Il punto di vista dell’autore «si centra sulla strada che dalla Porta Ravegnana conduceva anticamente verso il porto di Spina e di Classe, quindi verso Ravenna. Alla sua destra si aprono i due corsi d’acqua del canale dei mulini e del fiume Savio, scavalcato dal ponte rinascimentale a dorso d’asino; alla sua sinistra, invece, si scorge l’altra via che conduce verso il lido del mare e le saline di Cervia, l’odierno Corso Cavour». Quello stesso punto di vista sarebbe stato ripreso dal Sassi duecento anni dopo, elemento che lascia ipotizzare a Pistocchi delle copie di questa veduta circolassero, almeno a livello locale, abbiano continuato a circolare per un paio di secoli.

L’abitato e le chiese

Nella veduta ritrovata da Molinari, prosegue Pistocchi, «Il nucleo abitato è pressoché totalmente inserito entro il giro delle mura, tranne un manipolo di case poste fuori dalle due Porte che guardano il mare, le chiese della Madonna delle Rose, di S. Pietro e, ovviamente, dell’abbazia del Monte e dei Cappuccini. Alcune lettere scritte in maiuscolo sugli edifici religiosi principali dovevano avere un rimando a qualche legenda o descrizione degli stessi, purtroppo non pervenutici. Si riconosce, però, ad esempio, il vasto chiostro del complesso di S. Francesco, che precede di poco la Piazza dove si ergono il palazzo pubblico e la porzione di fortilizio del vasto complesso della rocca».

L’autore ignoto

In alto compare la scritta “Cesena”, è il titolo della veduta e la grafia, spiega sempre Pistocchi, «risale sicuramente agli ultimi anni del Cinquecento, avvalorando ulteriormente l’ipotesi che il disegno dovesse far parte dell’Atlante delle città italiane voluto dal Rocca». Ad oggi rimane sconosciuto l’autore della veduta, ma l’ipotesi di Pistocchi è che possa trattarsi di «un qualche collaboratore vicino a Francesco Masini (se non addirittura egli stesso), all’epoca sicuramente l’artista e architetto più celebre operante a Cesena, a mio avviso unico vero ingegnere capace di realizzare un disegno di tal fatta».

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