“Tra gli imprenditori la preoccupazione per un ulteriore inasprimento delle misure restrittive è davvero tanta – spiega Gianni Indino, presidente di Confcommercio della provincia di Rimini -. Il mondo del tempo libero e dell’intrattenimento serale sembra essere di nuovo sotto accusa. Il minacciato taglio di orario per i pubblici esercizi, che siano le 22 o le 23 come dicono le anticipazioni della stampa, non modifica affatto l’impatto devastante che la misura in discussione in queste ore potrebbe portare ad un settore già in grave crisi. Sarebbe un ulteriore danno a tutta l’economia e anche alla voglia di fare impresa per chi in questi lunghi mesi ha fatto tutto il possibile per ottemperare alle disposizioni anti contagio e, in alcuni casi, si è quasi dovuto reinventare la propria professione. Ora le carte in tavola cambiano ancora e in peggio. Anziché chiudere le imprese che così faticosamente provano a resistere, si punisca chi non rispetta le norme, si intervenga su coloro che commettono le infrazioni senza continuare a colpire chi invece si comporta correttamente.
Per questo il nostro appello è diretto ancora una volta al presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che già durante il lock down in primavera si è distinto per la grande capacità di gestione delle regole sul nostro territorio. Se le indiscrezioni sui contenuti del nuovo Dpcm troveranno conferma, sarà la fine di una grande fetta dei pubblici esercizi e di conseguenza della nostra economia. Possiamo permettercelo? Io penso di no. Per questo chiediamo che siano le Regioni ad avere un ruolo importante nella gestione delle eventuali chiusure e degli orari, avendo il polso della situazione sul proprio territorio e potendo così firmare dei provvedimenti mirati limitandoli eventualmente alle zone con maggiori contagi”.

“Sono decine le telefonate che in queste ore abbiamo ricevuto dai gestori di ristoranti, bar e pub del territorio – dice il presidente di Fipe della provincia di Rimini, Gaetano Callà -. Una chiusura serale anticipata dei pubblici esercizi provocherebbe un danno economico enorme e rischierebbe fortemente di non raggiungere gli obiettivi sperati. Il rischio è di vedere la sera i nostri locali con le serrande abbassate e le persone, soprattutto giovani, nelle vie e nelle piazze, lontani da ogni forma di attenzione, prevenzione e controlli. Giovani che semplicemente passeranno dai tavolini del bar alle feste abusive oppure dal pub alle panchine del parco. Un’ingiustizia per tutte quelle attività che si sono adeguate investendo per sanificazioni, dispositivi di protezione, formazione e sicurezza per i lavoratori, che hanno tolto coperti per garantire il distanziamento sociale, servito al tavolo anziché al banco. E questo non significa che vogliamo abbassare la guardia o che non ci stia a cuore la salute pubblica, anzi. Ma non può essere giusto spostare i problemi della collettività sulle attività lasciandoli tutti in capo all’imprenditore”.

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