Risalgono i casi di Covid, l’Ausl: “Le persone hanno abbassato la guardia”

RAVENNA – Anche in Romagna il calo dei contagi si è fermato e, anzi, i casi sono aumentati: il numero di nuovi positivi non ha imboccato quella parabola discendente che si sperava di vedere a metà marzo. Anche ieri a livello romagnolo i contagi sono stati molti (569) con quattro decessi. Un numero che, se non si venisse da mesi con dati più alti, preoccuperebbe molto. «Credo che il fattore determinante sia l’effetto rilassamento nella popolazione»: a parlare è la dottoressa Raffaella Angelini, responsabile dell’Igiene pubblica dell’Ausl Romagna, con cui abbiamo fatto il punto della situazione.


Dottoressa Angelini, vi aspettavate questi numeri a marzo?

«Pensavamo che fossero più bassi. Dopo una discesa marcata durata alcune settimane, a livello di Ausl Romagna in quella appena conclusa si è passati da circa 4.000 nuovi casi in sette giorni a 4.500. Può essere un caso, però è un dato da monitorare, la tendenza ora è in aumento ».

A cosa è dovuta secondo lei questa crescita?
«Le persone sentono parlare meno del Covid e hanno abbassato l’attenzione. Probabilmente dopo due anni sono stanche, c’è la percezione che il peggio sia passato ma se c’è una cosa che ci ha insegnato questa malattia è che non va mai sottovalutata».

La preoccupa la fine dello stato di emergenza?
«La fine dello stato di emergenza non significa automaticamente l’addio alla mascherina. Il problema è l’effetto rilassamento che già si vede: sono andata al cinema e in molti si sono abbassati la mascherina una volta entrati, un mese fa non succedeva».

Lei manterrebbe l’obbligo di mascherina al chiuso?
«Deciderà il governo in base ai dati, teniamo presente però che i contagi sono in crescita in tutta Italia, e con esso l’indice Rt. Di certo posso dirle che, obbligata o no, io continuerò a tenere la mascherina negli ambienti chiusi perché il fatto di non avere più un obbligo non significa abbandonare le buone pratiche».

E la campagna vaccinale come sta andando?
«La maggior parte della popolazione è vaccinata, quindi è normale che ci siano meno vaccinazioni. Se mi chiede delle prime dosi posso dirle che qualcuna la facciamo, ma né l’obbligo vaccinale né l’arrivo del vaccino Novavax ha convinto lo zoccolo duro di chi non si era vaccinato a farlo».

Tra i minori è ancora bassa la copertura vaccinale. Questo è un fattore della circolazione del virus che continua ad essere alta?
«Uno dei fattori. Sono cambiate le regole e quindi ci sono meno quarantene ma non significa che il virus non circoli più. Si è anzi accettata una maggiore circolazione tra quelle fasce di popolazione che rischiano meno per non togliere loro quote di socialità fondamentali».

Andiamo verso la primavera, che sensazioni ha?
«La bella stagione aiuta, uno dei problemi che abbiamo in questo momento è la presenza di temperature ancora rigide. Non so se nelle prossime settimane caleranno i casi, non credo, però gli ospedali non hanno problemi al momento».

La sottovariante di Omicron è un problema ulteriore?
«Sembra più contagiosa della variante precedente, ne vediamo sempre di più. Arriva però su una popolazione che in gran parte è già entrata in contatto col virus quindi è difficile pesarne la pericolosità. Ma per chi non è vaccinato è pericolosa quanto le altre».

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