Tragedia del Gran Sasso, un’udienza per capire se il caso sarà archiviato

SANTARCANGELO. È stata fissata per il 7 maggio 2026 l’udienza di opposizione all’archiviazione del caso sulla morte di Luca Perazzini e Cristian Gualdi, i due alpinisti di Santarcangelo rispettivamente di 42 e 48 anni scomparsi nel dicembre 2024 sul versante aquilano del Gran Sasso a 2.700 metri di quota. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Teramo, Lorenzo Prudenzano, sciogliendo la riserva.

La decisione del giudice giunge dopo la richiesta della Procura di chiudere il fascicolo, non ravvisando responsabilità penali nel comportamento dei soccorritori. Una tesi respinta dai familiari delle vittime che, tramite i propri legali Luca Greco e Francesca Giovanetti, hanno presentato ricorso chiedendo ulteriori accertamenti tecnici, istanza ritenuta ora ammissibile.

All’udienza di maggio saranno presenti l’indagato - un delegato di zona del soccorso alpino abruzzese - e il suo difensore.

«Siamo soddisfatti della fissazione dell’udienza - ha dichiarato l’avvocato Luca Greco - poiché rappresenta un momento utile per argomentare i motivi della nostra opposizione. Fra l’altro, la fissazione dell’udienza non era affatto scontata: il fatto che il gip abbia ritenuto ammissibile la discussione è per noi un passo avanti importante».

Il nodo dei soccorsi

Il cuore della contesa legale risiede nella gestione dell’emergenza. Secondo l’esposto dei familiari, il responsabile del soccorso alpino avrebbe dovuto allertare l’Aeronautica Militare per un intervento con elicotteri specializzati, cosa che di fatto non avvenne. Se per la Procura le condizioni meteo proibitive (con venti a oltre 130 km/h) avrebbero reso inutile ogni tentativo di volo, i legali puntano su una consulenza tecnica che possa smentire questa tesi. Sotto la lente anche un presunto errore nell’interpretazione delle coordinate geografiche fornite durante le 17 chiamate disperate partite dal cellulare di Gualdi.

In una di queste telefonate, l’ultima alle 15:24, si udirebbe chiaramente un’operatrice della centrale operativa domandarsi perché non venissero impiegati i mezzi dell’Esercito. I piloti delle basi di Cervia e Pratica di Mare, sentiti a distanza di un anno, parlarono di speranze di salvataggio quasi nulle date le immagini delle webcam, ma per le famiglie resta il dubbio che un intervento tempestivo avrebbe potuto cambiare l’esito della tragedia.

La tragedia sul Gran Sasso

Perazzini e Gualdi erano esperti e ben equipaggiati. Furono sorpresi dalla tempesta il 22 dicembre nel Vallone dell’Inferno. Perazzini scivolò per centinaia di metri, mentre Gualdi tentò fino all’ultimo di chiedere aiuto. I soccorsi via terra e i sorvoli riuscirono a raggiungere i corpi solo il 27 dicembre, cinque giorni dopo la scomparsa. L’udienza di maggio stabilirà se archiviare definitivamente il caso o se disporre nuove indagini per accertare eventuali omissioni nel coordinamento dei soccorsi.

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