Rincari in bolletta, prezzi delle materie prime schizzati alle stelle e calamità naturali come l’alluvione di maggio. Le conseguenze sono quelle che stanno portando migliaia di lavoratori del comparto agricolo e zootecnico a scendere in piazza.
«Gli allagamenti hanno causato la perdita di strutture e la morte di centinaia di capi, soprattutto fra suini e avicoli - spiega Lorenzo Falcioni, presidente Cia sul territorio di Rimini -. A questa situazione, già estremamente critica, si aggiungono i costi di produzione molto elevati, dovuti al notevole aumento dei rincari energetici e delle materie prime».
Il risultato? Gli addetti ai lavori, di sacrificarsi senza ricevere garanzie in cambio, non ne possono più. «Le nostre difficoltà? Sono quelle di una qualunque azienda che produce: energia elettrica, acqua, mangimi». Lo rende noto con termini chiari Stefano Serafini, titolare della società agricola Le Querce di Gemmano.
Nella sua attività, arrivata alla terza generazione, il prezzo di vendita del latte non riesce più a coprire i costi di produzione. «Allevo 50 vacche, il latte che produco lo vendo alla cooperativa per 50 centesimi al litro - spiega -. Se guardo ai costi che ho, direi che arrivo almeno a 60. Di chi è la colpa?».