Triplicare le risorse per estendere il progetto a tutti i comuni, verificando anche la possibilità dell’apertura pomeridiana. L’assessora regionale Isabella Conti (Welfare, Terzo settore, politiche per l’infanzia e Scuola) guarda già al futuro mentre celebra con soddisfazione il primo giorno del progetto “Settembre insieme”: scuole primarie aperte dal 31 agosto fino all’inizio delle lezioni del 15 settembre con orario 8.30-12.30 per attività extradidattiche, su base volontaria.
Emilia-Romagna, l’assessore Isabella Conti: «Scuole aperte in tutti i comuni e puntiamo anche al pomeriggio»
Assessora, avete iniziato con l’ipotesi di un calendario scolastico più lungo e poi avete tirato fuori dal cilindro questa soluzione che sembra accontentare i genitori e non scontenta le attività legate al turismo, soprattutto balneare. Siete soddisfatti di questi numeri?
«Partiamo dal tema calendario scolastico. Avevamo sempre detto di essere consapevoli delle difficoltà delle famiglie, ma io poi personalmente mi sono presto resa conto che modificare il calendario scolastico in una sola regione, e nelle modalità possibili per le regioni, avrebbe significato scontentare tutti, ma proprio tutti. Non soltanto gli operatori del turismo balneare, ma tutti. Per esempio, ci sono delle famiglie che strutturalmente si organizzano per fare delle vacanze a settembre, magari perché costa meno, perché nel menage familiare è conveniente... E si sarebbero viste obbligate invece a non fare vacanze o a rientrare prima e quindi a portare i bambini a scuola prima, perché comunque quando si cambia il calendario scolastico c’è la scuola dell’obbligo, c’è l’obbligatorietà di frequenza. Il primo tema, quindi, è che le famiglie si sarebbero sentite obbligate a fare qualcosa che magari non volevano fare».
E anche il mondo del turismo (specie quello balneare), con una stagione per le vacanze più corta, ne avrebbe risentito...
«Chiaramente il tema del turismo non è un tema secondario e quindi anche gli operatori avrebbero visto dei danni dal punto di vista economico... Sicuramente sapevamo che dalla costa, dalla Romagna, c’era questo tema legittimo e molto sentito evidentemente. Non solo, ma anche gli insegnanti e il mondo della scuola avrebbero dovuto vedere stravolti i ritmi e i tempi. E quindi ci siamo proprio resi conto che intervenire sul calendario scolastico significava intervenire a valle di un percorso che invece necessiterebbe di una riforma strutturale della scuola di tipo nazionale, con diversi tempi per la didattica, diversi stipendi per gli insegnanti, diversa formazione... Insomma, significava fare una cosa fatta male e che avrebbe scontentato tutti»
Quindi ipotesi allungamento calendario scolastico accantonata?
«Assolutamente sì. Quindi abbiamo pensato (e devo dire il Presidente è stato straordinario in questo) di immaginare una sorta di pre-scuola, nelle prime due settimane di settembre che sono quelle obiettivamente più faticose per le famiglie, anche perché in alcuni casi i centri estivi non sono aperti».
L’idea è stata di de Pascale?
«Sì certo, del presidente... Noi sapevamo di avere bisogno di intervenire nella conciliazione vita-lavoro per le famiglie, perché settembre è un mese molto difficile perché il rientro a scuola comporta diversi costi: le vacanze (se si sono fatte) pesano sul bilancio familiare, i bimbi hanno magari frequentato il centro estivo con costi ulteriori per le famiglie... Settembre è la fine di un’estate che ha visto sicuramente le famiglie più impegnate economicamente rispetto ai mesi della primavera, per esempio, e soprattutto il rientro a scuola comporta anche l’acquisto dei libri scolastici (diamo dei sostegni, ma non possiamo arrivare a tutte le famiglie che ne avrebbero bisogno)».
In più c’è un rientro al lavoro anche nelle aziende che hanno chiuso nel periodo agostano...
«Esatto, quelle sono proprio le due settimane più critiche e quindi l’idea è stata quella di provare a dare delle risposte nell’ottica di un grande pre-scuola post scuola con le realtà che già le scuole conoscono, che conoscono i dirigenti scolastici, che conoscono gli insegnanti, che qualche volta conoscono anche i bambini e i ragazzi... potrebbe essere molto interessante provare a strutturare un servizio gestito dai territori, per cui noi diamo le risorse e i territori possono agire nel massimo della flessibilità, soprattutto in questa sperimentazione. Insomma, c’è stato un grande lavoro di squadra con i territori, con i sindaci, con i funzionari pubblici, con i dirigenti scolastici, con le realtà del terzo settore che gestiscono il servizio. E devo dire che l’esperienza è stata straordinaria perché in tempi rapidissimi tutti si sono prodigati e non si sono risparmiati».
Quest’anno la Regione ha investito 3 milioni di euro. Pensate di rinnovare questo impegno?
«Probabilmente dovremo triplicare la cifra. Ma saremo più precisi il 10 settembre quando avremo contezza di come sta andando questa sperimentazione e con il Presidente terremo una conferenza stampa”.
I Comuni hanno investito qualcosa?
«Queste sono tutte risorse regionali. I Comuni avrebbero potuto eventualmente chiedere un contributo simbolico alle famiglie, anche solo per avere una garanzia di frequenza, per responsabilizzarle, perché il servizio va comunque preparato con gli educatori e con le attività e quindi sarebbe uno spreco se poi anziché mille studenti ce ne troviamo solo 500 perché magari ci si iscrive perché tanto è gratuito e poi non si usufruisce del servizio. Ma quest’anno non è stato fatto, nessun Comune ha chiesto qualcosa alle famiglie. Il servizio è completamente gratuito. Anche questa è una bella prova del nove: alla fine di questa sperimentazione vedremo se effettivamente tutti coloro che hanno iscritto i bambini li hanno fatti frequentare, vedremo come ha funzionato il servizio, con quali attività, quali sono state maggiormente gradite... Sappiamo già per esempio che le famiglie ci richiedono anche di estendere nell’orario pomeridiano il servizio».
Quest’anno non sarà possibile, giusto?
«Esatto, però appunto proprio su questo noi il 10 facciamo questa conferenza in cui proviamo a tracciare il perimetro della misura per come è atterrata. Dopodiché entro fine mese vorremmo fare dei tavoli di lavoro con tutti i portatori di interessi, cioè con le rappresentanze sindacali, col mondo della scuola, il mondo dei genitori, il mondo del terzo settore... per fare un percorso partecipato in cui verificare come poter strutturare al meglio la misura dal prossimo anno».
Obiettivi?
«Il prossimo anno l’obiettivo è quello di estenderlo a tutti, a tutti i comuni della regione, senza avere nessuno in lista d’attesa, quindi coprire tutti i posti che verranno richiesti e verificare se con le risorse che noi stiamo ipotizzando di investire riusciamo anche a coprire il pomeriggio, perché sappiamo che questa è una richiesta molto sentita dalle famiglie. Questa misura che diventerà strutturale entrerà nella legge di sostegno alla genitorialità e contrasto alla denatalità che noi stiamo elaborando e che porteremo in aula a dicembre. Per noi è un pezzo forte di conciliazione vita-lavoro».
Un tema di welfare...
«Sì. Il tema della conciliazione, del sostegno, del supporto alle famiglie è un tema di welfare, non è un tema di educazione. E quindi noi dobbiamo creare le condizioni (magari dentro la scuola come edifici sicuri, edifici conosciuti dai bambini e dai ragazzi, in cui le famiglie si sentono tranquille) e creare dei momenti di qualità con attività che possano dare strumenti e stimoli nuovi ai bambini e ai ragazzi fuori dalla didattica. Pensare di estendere la didattica all’infinito è assolutamente controproducente, vuol dire non riconoscere il valore formativo della didattica, e poi il cervello umano ha dei limiti anche nella capacità di apprendimento».
è possibile che in futuro queste due settimane di apertura vengano individuate anche in giugno?
«Noi adesso stiamo lavorando molto su settembre, anche perché comunque su giugno, luglio e in alcuni casi anche agosto noi siamo passati dall’erogare da 7 a 10 milioni per i centri estivi. Vogliamo tracciare un percorso che va dai centri estivi (che noi comunque sosteniamo con 10 milioni strutturali ogni anno per abbattere le rette delle famiglie e riuscire ad azzerare praticamente le liste d’attesa di chi ha bisogno di questo servizio) alle due settimane di settembre interamente a carico della Regione e in più abbiamo avviato negli ultimi 18 mesi scuole aperte, con ulteriori 3 milioni per fare attività pomeridiane nelle scuole medie, che siano fuori dalla didattica, ma che tengano comunque impegnati i ragazzi nelle ore pomeridiane o nell’aiuto compiti, ma anche con attività sportive, ludico-ricreative. Tutto questo per evitare che i ragazzini di una certa fascia d’età stiano troppo sui device digitali, con tutti i danni clamorosi che i social network possono fare. Oppure per evitare che stiano in strada e magari nella noia e nel tempo vuoto (che non è tempo libero ma è tempo vuoto) si possano creare anche piccoli fenomeni di vandalismo, danneggiamento, eccetera... Quindi noi abbiamo sentito la responsabilità di creare dentro la scuola occasioni di tempo di qualità e di stimoli nuovi anche per quella fascia d’età».
Che impegno economico mette in campo la Regione?
«Quindi la Regione Emilia Romagna oggi mette 3 milioni sulle primarie per le due settimane, 3 milioni per le scuole medie per implementare l’attività pomeridiana con attività stimolanti di qualità e 10 milioni sui centri estivi. La prima misura, quella sulla scuola primaria che è sperimentale quest’anno, diventerà strutturale, e probabilmente sfioreremo i 10 milioni. E quindi in modo organico vorremmo riprendere e promuovere il pensiero sulla base del quale fuori dalla didattica gli edifici scolastici, gli spazi aperti delle scuole, gli spazi condivisi comuni delle scuole possono diventare un punto di aggregazione e di comunità reale».
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