Scommesse anomale in Romagna su una partita di calcio in Grecia: chieste condanne per un totale di sette anni

Condanne per un totale di sette anni di reclusione. È quanto richiesto dal pm, al termine della requisitoria, nei confronti di tre dei quattro imputati a giudizio per tentata truffa aggravata, perché, in concorso tra loro, nel manipolare la partita di calcio di Serie B greca tra Apollon Larissa e Aiginiakos Fc, avrebbero gonfiato artificiosamente la percentuale di pagamento delle giocate che venivano effettuate presso due sale scommesse del Riminese, tutelate nel procedimento dall’avvocato Enrico Graziosi.

In particolare, per il 38enne riminese, difeso dal legale Cesare Brancaleoni, sono stati chiesti due anni e nove mesi di carcere; due anni e tre mesi, invece, per il 69enne e due anni per il 43enne, entrambi albanesi e assistiti dall’avvocato Stefano Caroli. Per il quarto imputato, un 57enne riminese difeso dal legale Francesco Pisciotti, invece, il pm ha chiesto l’assoluzione, in quanto non avrebbe partecipato alle scommesse. Assoluzione chiesta per tutti e quattro per quanto riguarda invece l’altro capo di imputazione, ovvero il reato di frode sportiva, “perché non sarebbero emerse prove sufficienti”. Secondo l’accusa, sempre in concorso tra loro e altre persone non identificate, offrivano o promettevano denaro o altra utilità ai partecipanti delle due squadre, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione. Il Tribunale collegiale ha poi rinviato l’udienza a inizio giugno per repliche e sentenza.

Bloccate vincite per 314mila euro

Tutto iniziò quando, dopo un flusso anomalo di scommesse su una partita del campionato di calcio della Serie B greca tra Apollon Larissa e Aiginiakos Fc del 17 febbraio 2019, vinta in rimonta dai padroni di casa per 3-2 (seppur sotto per 0-2 all’intervallo), due agenzie di scommesse del Riminese (una a Rimini e una a Riccione) bloccarono i pagamenti e segnalarono il match alla Guardia di finanza, ai Monopoli di Stato e alla Federazione calcistica greca. Il risultato esatto della partita (quindi il 3-2 finale) era quotato 27 a 1, quindi giocando un euro se ne vincevano 27. La partita incriminata, però, sarebbe stata giocata all’interno di un sistema, insieme ad altre gare dall’esito più scontato e quindi con quotazione più bassa. Dalle indagini venne poi fuori che sarebbero state 191 le giocate registrate in un solo centro scommesse del Riminese su quella partita, con le sale raggirate che avrebbero dovuto pagare ai vincitori quasi 314mila euro di montepremi complessivo.

La Procura di Rimini accusò così gli allora indagati di aver gonfiato la percentuale di pagamento delle giocate. Secondo i finanzieri, queste venivano piazzate in orari notturni e anche su altre partite con bassa percentuale di pagamento in caso di vincita. E, per l’accusa, i quattro, con l’aiuto di altre persone, avrebbero contattato alcuni giocatori delle due squadre per offrire o promettere loro denaro. Da qui il reato di frode sportiva. Al termine delle indagini, il sostituto procuratore Paola Bonetti chiese per loro il rinvio a giudizio, dando così il via al processo arrivato ormai al “triplice fischio”.

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