Sanzione disciplinare per le false vaccinazioni green pass, il medico fa ricorso, il giudice del lavoro dà ragione all’Ausl Romagna

Rimini
  • 29 aprile 2026

Il procedimento penale - nel quale è imputato come figura chiave in un processo sulla presunta “compravendita” di green pass e vaccinazioni anti covid eseguite solo sulla carta in cambio di cifre variabili tra 100 e 250 euro - è ancora pendente, con l’Ausl Romagna costituita parte civile. Quello in materia di lavoro invece si è concluso nei giorni scorsi con la sentenza del giudice Gianluca Mulà del tribunale di Ravenna, che ha rigettato il ricorso presentato dal dottor Roberto Bonato (60enne di Cattolica assistito dall’avvocata Pia Perricci) nei confronti dell’azienda sanitaria (rappresentata dalle avocate Manila Cecchini e Giorgia Fabbri).

«Mai negati gli addebiti»

Il professionista - che come rileva il magistrato non ha mai negato i fatti che gli sono addebitati - contestava il metodo seguito dall’Ausl, sostenendo che mancasse un’istruttoria autonoma e che, in assenza di una condanna penale definitiva, non potesse scattare la revoca senza preavviso dall’incarico. Tesi rigettata dal giudice secondo cui il venir meno del rapporto di fiducia per le condotte poste in essere giustificava il provvedimento adottato nell’estate del 2025 dall’Ausl Romagna, ritenendo così legittima la cessazione immediata del rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale. Decisione che, osserva Mulà, «non comporta alcuna violazione del principio di non colpevolezza»: nella sentenza il giudice evidenzia come i fatti contestati non siano mai stati realmente negati dal ricorrente che anzi - nel corso dell’interrogatorio davanti al gip richiamato negli atti - si sarebbe assunto la responsabilità delle condotte, ammettendo lo scambio tra certificazioni vaccinali e soldi, parlando di «circa 30-40 certificati falsi». E proprio questa ammissione per il giudice rende «pacifica» la sussistenza dei fatti e giustifica la misura più grave sul piano disciplinare. «Si tratta di gravi condotte certamente idonee a far venire meno la necessaria fiducia alla base del rapporto», scrive l’estensore. Un passaggio centrale della decisione riguarda il principio, spesso richiamato in casi simili, della presunzione di innocenza. Il Tribunale chiarisce che la revoca dell’incarico non presuppone una sentenza penale definitiva: per applicare la sanzione disciplinare è sufficiente l’accertamento dei fatti nel giudizio civile-lavoristico, indipendentemente dall’esito del processo penale. Oltre al rigetto del ricorso, il medico è stato condannato anche al pagamento delle spese legali, quantificate in oltre 7.300 euro, oltre accessori di legge.

Soldi per le mancate punture

Un filone, quello giuslavoristico, parallelo a quello penale in corso davanti alla gup riminese Raffaella Ceccarelli che vede Bonato (assistito dagli avvocati Giovanni Summo e Mariateresa del Ciampo) accusato di peculato, corruzione e falso ideologico in atto pubblico. Con lui sono a giudizio altre 74 persone, suoi pazienti e alcuni professionisti, al centro di un’inchiesta partita nell’ottobre 2021 quando i carabinieri del Nas di Bologna - coordinati dal pm Luca Bertuzzi - avevano ricevuto una segnalazione dall’Ausl riguardante alcune anomalie sulle vaccinazioni per ottenere il Green Pass. Per l’accusa 107 dosi di vaccino delle 234 ricevute dal medico non sarebbero state inoculate a suoi pazienti. Secondo la Procura il dottore, poi arrestato al termine dell’inchiesta, avvalendosi di due complici avrebbe però certificato l’avvenuta somministrazione del siero. Il tutto - secondo l’accusa - in base a un tariffario che variava dai 250 euro ai 100 a seconda che si trattasse di pazienti esterni o conoscenti.

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