Vivere sotto lo stesso tetto significa condividere non soltanto gli spazi, ma anche le spese. E quando a sostenere tutte le bollette è una sola persona, il conto può finire in tribunale. È quanto accaduto a Bellaria Igea Marina, dove il giudice Bruno Capodaglio ha condannato un figlio e la sua compagna a rimborsare alla madre 10.500 euro per utenze domestiche e tasse.
Rimini. Vive con la mamma ma non paga le bollette, condannato a restituirle oltre 10mila euro
Bollette non condivise
La vicenda riguarda un immobile dove dal 2018 vivevano la madre, il figlio e la compagna di quest’ultimo. Secondo quanto ricostruito nel processo, la donna avrebbe sostenuto per intero le spese relative alle utenze della casa e ai tributi, senza ricevere contributi dagli altri due occupanti. Una situazione che, con il passare degli anni, avrebbe alimentato tensioni sempre più profonde all’interno della famiglia. Prima della causa civile era stata anche avviata una procedura di negoziazione assistita, senza però arrivare a un accordo. La madre ha quindi chiesto al Tribunale la restituzione delle somme anticipate, quantificate complessivamente in quasi 16mila euro, ritenendo che ciascun residente dovesse contribuire alle spese in proporzione alla propria quota. La richiesta nei confronti del figlio e della sua compagna ammontava però a 10.500 euro.
La faida famigliare
Dall’altra parte, la coppia ha contestato la ricostruzione, inserendo nella causa anche il difficile quadro dei rapporti familiari. Nelle loro difese sono stati richiamati i contrasti tra i componenti della famiglia, una presunta incapacità naturale della donna - che però, osserva il Tribunale, non è stata dimostrata da dati clinici - e una serie di denunce e procedimenti penali legati ai rapporti tra i familiari. Un vero e proprio conflitto familiare, definito nella sentenza come una “faida famigliare atavica”, che tuttavia non ha modificato la questione centrale su chi dovesse pagare le bollette. Il Tribunale ha accertato che l’immobile appartiene per successione ereditaria alla madre e ai suoi due figli e che le utenze erano intestate alla donna, la quale aveva documentato di averle sempre pagate per intero. I convenuti, secondo il giudice, non hanno fornito prove di aver contribuito alle spese o al mantenimento dell’abitazione. Il ragionamento del Tribunale è stato quindi semplice: se tre persone utilizzano in maniera paritaria le utenze di un immobile comune e non esiste un diverso accordo sulla ripartizione delle spese, ciascuno deve contribuire al mantenimento della cosa comune.