Rimini. Urla, rimproveri e minacce in classe: insegnante rischia 5 anni di carcere

Rimini

Cinque anni di reclusione. È quanto chiesto dal pm Davide Ercolani al termine della requisitoria nei confronti di una 49enne casertana, insegnante di sostegno in una scuola elementare di Rimini, a giudizio con l’accusa di maltrattamenti verso gli studenti di quattro classi.

La donna, difesa dall’avvocato Leanne Arceci, ma mai comparsa in aula davanti al collegio penale presieduto dalla giudice Adriana Cosenza (a latere dai magistrati Elisa Giallombardo e Luca Gessaroli), secondo l’accusa sgridava e minacciava gli alunni perché, ad esempio, avevano eseguito una consegna assegnata da un’altra insegnante oppure non aiutava una bambina affetta da disabilità a scrivere alla lavagna sostenendo che poteva farlo benissimo da sola e che era solo pigra e svogliata. Arrivò perfino ad aggredire verbalmente un bimbo di 6 anni soltanto perché si stava toccando un dente dondolante. La sentenza è attesa per inizio luglio.

Tre mesi da incubo

Gli episodi risalgono al 2022, precisamente da settembre, quando la donna, all’inizio dell’anno scolastico, arrivata da Milano prese servizio per la prima volta nell’istituto, fino a novembre. “Non mi guardate tanto, io non vi considero” era una delle frasi che proferiva agli alunni urlando. Toni offensivi e provocatori non risparmiati nemmeno alle colleghe, anche in presenza dei bambini. A ciò univa però comportamenti quasi protettivi, ma prevaricatori, come colorare disegni al posto degli alunni o accompagnarli mano nella mano al bagno nonostante fossero autonomi. A essere presi di mira soprattutto due bambini, uno affetto da autismo e un altro da un ritardo dell’apprendimento. Il primo lo accusava di non sapere fare nulla, tanto da farlo piangere, mentre il secondo lo costringeva a tagliare una scheda impugnando le forbici nella mano destra, nonostante sapesse che il bambino era mancino. Episodi che le costarono una sanzione disciplinare a inizio dicembre, mentre lei era già a casa in malattia, dalla quale poi non è più rientrata in classe. A far partire le indagini fu un esposto presentato dalla famiglia di uno dei due alunni con disabilità (costituitasi parte civile e difesa dall’avvocato Andrea Mandolesi) alla dirigente scolastica del plesso, che poi lo inoltrò alla Procura, dando così il via all’inchiesta dei carabinieri.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui