A Rimini cresce il numero degli uomini seguiti dai Centri specializzati per autori di violenza, i cosiddetti Cuav. Nel 2025 il Cuav Dire Uomo ha preso in carico oltre 120 persone, tra attività in sede e interventi all’interno della casa circondariale, in aumento rispetto ai 103 uomini del 2024 e ai circa 60 del 2023. Nei primi anni di attività, ricorda Vincenzo Vannoni, psicoterapeuta, fra i fondatori dell’associazione, i casi seguiti erano solo una ventina all’anno. Un aumento che mostra quanto la violenza di genere continui a essere presente nel contesto riminese e quanto la rete delle associazioni, dai Cuav ai centri antiviolenza (Cav), svolga un ruolo centrale nel contrastarla.
I dati
Sul territorio riminese la violenza maschile contro le donne continua a emergere anche attraverso i dati dei centri antiviolenza. Secondo le informazioni diffuse da Rompi il Silenzio, fino al 31 ottobre 2025 i servizi hanno registrato oltre 300 contatti da parte di donne, con 27 di loro e 27 minori accolti nelle case rifugio.
È in questo contesto che operano i Cuav, che lavorano in rete con i Cav e con i servizi territoriali. Il loro ruolo è complementare: mentre i centri antiviolenza si occupano della sicurezza e del supporto alle vittime, i Cuav intervengono sugli uomini che agiscono violenza, accompagnandoli in un percorso di responsabilizzazione. In Emilia-Romagna i Cuav attivi sono 14, una delle regioni con il numero più alto in Italia.
Codice rosso
Nel caso di Dire Uomo, l’aumento delle persone seguite è legato soprattutto alla maggiore applicazione delle misure previste dal cosiddetto “Codice Rosso”, che consente di tenere conto della partecipazione a percorsi di riabilitazione anche ai fini della sospensione condizionale della pena. «Più contenuta, ma in crescita, è anche la quota di uomini che arriva da noi su base volontaria, intercettando il centro come una risorsa prima che il conflitto degeneri», dichiara lo psicoterapeuta Vincenzo Vannoni.
I percorsi coinvolgono uomini che arrivano in modi diversi: alcuni spontaneamente, spesso su sollecitazione della partner o per difficoltà nella gestione della rabbia e dei conflitti; altri vengono inviati dagli avvocati; altri ancora nell’ambito di prescrizioni giudiziarie legate a procedimenti per maltrattamenti, stalking o violenza domestica. Una parte significativa riguarda persone detenute o in esecuzione penale esterna, grazie ai protocolli attivi con il carcere di Rimini, il Ministero della giustizia e la questura.
L‘identikit?
Non esiste un profilo unico delle persone seguite dal centro. I percorsi coinvolgono uomini di età molto diverse, dai vent’anni fino a oltre i 70, italiani e stranieri, provenienti da contesti sociali differenti. Un elemento che conferma come la violenza non sia riconducibile a una singola categoria sociale o culturale.
Alla base dei comportamenti violenti, spiega Vannoni, c’è frequentemente una difficoltà profonda nel riconoscere e nominare le proprie emozioni. «La rabbia viene spesso confusa con la violenza. Ma la rabbia è un’emozione, la violenza è una scelta. Il lavoro parte proprio dalla possibilità di dare un nome a ciò che si prova», sottolinea.
A incidere è anche un’eredità culturale che continua a pesare sulle relazioni. «Fino al 1956 lo ius corrigendi riconosceva al capofamiglia un potere educativo su moglie e figli, esercitabile anche con la forza. È un retaggio che continua a influenzare il modo in cui molti uomini vivono il potere nelle relazioni», osserva lo psicoterapeuta.
Il percorso
I percorsi di Dire Uomo, condotti da un’équipe di psicologhe e psicologi specializzati, durano in media un anno e prevedono circa 60 ore di incontri individuali e di gruppo.
Accanto all’attività di responsabilizzazione, il centro è impegnato anche nella prevenzione e nella sensibilizzazione, con interventi nelle scuole, formazione per i professionisti e iniziative pubbliche. Tra queste, la “Camminata degli uomini”, che si svolge ogni anno in prossimità dell’8 marzo e coinvolge studentesse e studenti, associazioni e cittadinanza in un momento pubblico di presa di posizione contro la violenza sulle donne.
Per informazioni è possibile contattare l’associazione Dire Uomo all’indirizzo associazione.direuomo@gmail.com o al numero 347 8944833.