RIMINI. Saranno una decina ad aggirarsi per le corsie dell’ospedale Infermi di Rimini. Pronti a portare sollievo ai pazienti, nell’ambito del processo di umanizzazione della cura che l’Ausl Romagna porta avanti. Si tratta però di professionisti della cura speciali, pelosi e su quattro zampe. Come Fiona, una dolcissima corgi di quattro anni, o Arwen un border collie di nove anni. La pet therapy si specializza all’ospedale di Rimini diventando un modello da provare a estendere a tutti gli altri della Romagna e, perché no, a quelli di altre regioni. Il servizio per gli “Interventi assistiti con animali” all’Infermi parte nell’ottobre 2017 da Oncoematologia pediatrica. E i benefici sono subito evidenti non solo per i piccoli pazienti, anche per le lore famiglie e il personale sanitario. Il Covid interrompe la sperimentazione, ma nel 2021 arriva la svolta e l’intervento si struttura con un protocollo di presidio P18 ad hoc, grazie alla collaborazione con il terzo settore. E da gennaio coinvolge i reparti di Pediatria, Hospice, Rianimazione, Neuropsichiatria infantile, Psichiatria e Geriatria. Per una platea di almeno una cinquantina di pazienti.
“Aprire all’ingresso dei compagni di affettività non umani aumenta la qualità con cui si vivono” determinati momenti e situazioni difficili, spiega questa mattina alla stampa il direttore generale dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori. Per cui “sosterremo tutte queste iniziative”, perché “un animale consente di vivere certi momenti in un’altra modalità”. Il merito, aggiunge il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad, va all’”alleanza” tra istituzioni locali e terzo settore, in questo caso in particolare lo Ior, l’associazione Il germoglio e la Fondazione Amadori.
Questa alleanza è “fondamentale- rimarca- per dare le migliori risposte possibili. In ospedale non si viene mai volentieri, per cui l’umanizzazione della presa in carico è molto importante”, così come potere contare su questa terapia. La pet therapy, aggiunge la direttrice dell’ospedale Infermi Francesca Raggi, ha “evidenze scientifiche solide” per la riduzione dell’ansia e del dolore, per il miglioramento del trattamento e della ricezione della cura. Insomma si tratta di “una coterapia strutturata e regolata che richiede competenze professionali”, per un “modello di cura nuovo” che alla competenza clinica affianca la relazione affettiva. Rimini si propone come “modello”, riconoscendo la pet therapy come “parte integrante dei servizi”, mette in luce la dirigente del Centro di referenza nazionale Interventi assistiti con gli animali del ministero della Salute, Laura Contalbrigo, che ha supportato l’ospedale per strutturare le procedure e rendere il servizio integrato in sicurezza e con standard qualitativi elevati. Attraverso la creazione di un gruppo multidisciplinare. L’Italia, aggiunge, è l’unico Paese europeo che ha regolamentato il servizio e l’Emilia-Romagna è da sempre “virtuosa” su questa pratica. Da qui l’auspicio che il modello Rimini di estenda, perché se è “diffuso, non è così specializzato come qui”. Come ricorda la coordinatrice del progetto Samanta Nucci, “siamo partiti in una stanza adiacenti al day hospital di Oncoematologia pediatrica”. E i risultati sono arrivati da subito. Per poi entrare direttamente nelle stanze di degenza. I bambini, racconta, ora “chiedono quando ci sono i cani” per fare terapia, “non vogliono andare a casa”; gli anziani escono volentieri dalle loro stanze, una paziente muta da mesi ha ripreso a parlare.
Il piccolo Leonardo ha spiegato la felicità provata e il senso di distacco dalla malattia facendo le coccole a un cane. E il sollievo è anche per familiari e operatori. “E’ un’esperienza ricca di emozioni e commozione”. Dei “dottori a quattro zampe” si occupa una veterinaria e i ragazzi del centro cinofilo Dog galaxy. Dai border collie ai labrador, concludono, sono cani ad “alta prosocialità”, e “suscitano emozioni e interesse”.