Rimini, un piazzale intitolato a don Luigi Tiberti: sabato 6 giugno l’inaugurazione

Rimini
  • 04 giugno 2026

Un nuovo luogo di Rimini porterà il nome di don Luigi Tiberti (1929-2010), sacerdote, educatore e punto di riferimento per generazioni di giovani. La cerimonia di intitolazione del nuovo piazzale don Luigi Tiberti avrà luogo sabato 6 giugno alle ore 11, nel piazzale situato tra via Flaminia e via Clotilde Tambroni, vicino cioè alle scuole dove per moltissimi anni, Don Luigi esercitò la professione di docente di religione. La cerimonia si svolgerà alla presenza dell’assessore alla toponomastica Francesco Bragagni e sarà aperta a tutta la cittadinanza.

Per oltre cinquant’anni don Luigi Tiberti ha accompagnato il cammino di giovani, lavoratori e famiglie, distinguendosi per la sua capacità di ascolto e di inclusione. Assistente delle Acli dal 1961 al 1975 e impegnato nell’Azione Cattolica e nella Gioventù Operaia Cristiana, ha dedicato gran parte della sua attività pastorale alla formazione delle nuove generazioni e al servizio dei giovani, del lavoro e della comunità.

Figura molto conosciuta in città, fu segretario del vescovo di Rimini Emilio Biancheri e collaborò per anni con don Oreste Benzi nell’accompagnamento spirituale di tanti giovani. Per 35 anni insegnò religione all’Istituto professionale “Leon Battista Alberti”, contribuendo alla crescita culturale e personale di centinaia di studenti.

L’attenzione verso i giovani è sempre stata una costante del suo impegno pastorale, ma tra le iniziative promosse vi furono anche il sostegno al protagonismo femminile nelle realtà diocesane, la promozione dei campeggi misti - fino ad allora esclusivamente maschili - e la diffusione del metodo pedagogico della “revisione di vita”, proposto dalla JOC internazionale e sintetizzato nel motto “vedere, giudicare, agire”; questo metodo incoraggiò intere generazioni a diventare protagoniste della propria esistenza e della vita della comunità.

Attento ai cambiamenti sociali durante il boom economico, rivolse la sua attenzione specialmente ai grandi fenomeni di esodo dei giovani che dalle campagne si dirigevano verso le fabbriche cittadine, accompagnandoli nei loro percorsi di crescita personale e spirituale.

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