Rimini. Turista di 13 anni annegò in mare: educatrice 26enne verso il processo

È stata fissata per metà febbraio l’udienza preliminare davanti alla gup Raffaella Ceccarelli nei confronti dell’educatrice 26enne polacca, accusata di omicidio colposo per la morte del bambino di 13 anni, anche lui polacco, che il 22 agosto 2024 annegò in mare a circa 300 metri di distanza dal bagno 86, sul lungomare Di Vittorio. Per lei, difesa dall’avvocato Jakub Nowacki del foro di Rimini, il pm Luca Bertuzzi, concluse le indagini (compresa una perizia per verificare le condizioni del mare e del fondale) ha infatti chiesto il rinvio a giudizio.

La vittima faceva parte di un gruppo di 12 bambini polacchi di età compresa tra i 13 e i 15 anni, in vacanza in quei giorni in città sotto la vigilanza della donna.

La ricostruzione

Quella mattina le condizioni del mare non erano le migliori e la bandiera rossa sconsigliava di fare il bagno. Tanto è vero che il bagnino del bagno 86, intorno alle 10.20, dovette uscire per recuperare proprio uno dei ragazzi polacchi di un altro gruppo che non riusciva a tornare a riva a causa della corrente. Una volta usciti tutti dall’acqua, l’educatrice andò a fare il bagno con i ragazzi del secondo gruppo. Tornati a riva, però, notò un paio di ciabatte lasciate sulla battigia e capì che uno dei ragazzini era sparito. Scattò così una ricerca spasmodica, con annunci continui della Publiphono e degli stessi carabinieri di Miramare, almeno fino alle 12.45, quando la tragedia si palesò sotto gli occhi di un turista del bagno 92. Steso sul lettino a prendere il sole, guardando verso il mare, a un certo punto vide una schiena nuda emergere dalle onde e capì subito che si trattava di un corpo. Si gettò così in acqua, portando a riva il 13enne che però non respirava già più. Il turista, che per pura coincidenza è un bagnino polacco in vacanza a Rimini, chiese aiuto al mosconaio del bagno 88 (che copriva quello della torretta 92 in pausa), che arrivò con il bagnino di salvataggio. Insieme tentarono una manovra disperata per rianimare il ragazzino con un lungo massaggio cardiaco. A supportarli c’era anche un’infermiera in vacanza. I tentativi durarono per circa tre quarti d’ora, ma purtroppo non ci fu nulla da fare. Sul posto intervennero la Capitaneria di porto e i carabinieri per chiarire la dinamica dell’incidente.

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