Rimini, stretta su bazar e minimarket: “Al vaglio con associazioni di categoria”

Rimini

«L’ordinanza che vieta il consumo di alcol nel centro storico può fungere da volano per limitare la presenza di determinate attività commerciali, come bazar e minimarket, in certe zone della città». E’ un annuncio che sa di svolta quello che l’assessore alle Attività economiche, Juri Magrini, ha fatto nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, in risposta all’interrogazione presentata dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Gioenzo Renzi. Interrogazione con la quale l’esponente della destra riminese sollecitava l’amministrazione Sadegholvaad a modificare il regolamento di polizia urbana per estendere il divieto di consumo di bevande di qualsiasi gradazione alcolica (oggi previsto dall’ordinanza comunale solo nel centro storico) sull’intera città.

Niente estensione

«Per quanto riguarda il tema alcol - ha sottolineato Magrini - l’eventuale estensione del divieto del consumo su tutto il territorio comunale rischierebbe di colpire anche riminesi e turisti che si trovassero a bere una birra sotto l’ombrellone. Inserendo, infatti, all’interno del Regolamento comunale il divieto tout court anche quei cittadini verrebbero sanzionati dalla Polizia municipale. Cosa che, invece, viene evitata dall’ordinanza per il centro storico».

Non solo alcol però perché l’assessore estende il discorso su altri campi. Come quello del commercio. Nel quale è viva da decenni la polemica sulla presenza di bazar, minimarket e negozietti di chincaglieria sul lungomare sud.

Ambito hub urbani

Sottolinea allora Magrini: «Sulla falsa riga dell’ordinanza anti alcol in centro, stiamo valutando, d’intesa con le associazioni di categoria, l’eventualità di introdurre delle limitazioni a certe tipologie commerciali. E lo stiamo facendo nell’ambito dei progetti di riqualificazione previsti dallo sviluppo degli hub urbani». Tradotto: l’amministrazione comunale, attraverso la legge regionale che norma gli hub urbani, sta verificando tutte le possibilità. «La materia è sicuramente complessa - puntualizza l’assessore -. Tuttavia ritengo che margini di manovra ci siano. E mi spiego. Se gli hub urbani nascono col preciso obiettivo di migliorare l’offerta commerciale, la presenza di tante attività tutte uguali concentrate in una esclusiva zona cittadina non solo non migliorerebbero la qualità, ma la squalificherebbero. Per cui limitando la tipologia commerciale ad un numero ridotto di attività potremmo riuscire a differenziarla e migliorarla. E nel contempo riusciremmo a rigenerare l’intera zona mare e a tutelare il decoro urbano».

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