Una scivolata sulle scale bagnate di casa, un tonfo improvviso, le fratture ed è bastato un attimo per trasformare un incidente domestico, apparentemente banale, in una causa civile da decine di migliaia di euro. Nei giorni scorsi, dopo quattro anni, si è chiuso il processo al Tribunale di Rimini, con la giudice Elena Amadei che ha condannato la proprietaria dell’abitazione a risarcire un uomo, oggi 66enne, riconoscendo però un concorso di colpa della stessa vittima.
La vicenda
L’episodio risale all’1 maggio 2022, a Santa Giustina. L’uomo, ospite nell’abitazione e difeso nel procedimento dall’avvocato Alessandro Pierini, stava scendendo le scale quando è scivolato sul pianerottolo, dove era presente acqua fuoriuscita da vasi di piante appena annaffiate. La vittima ha riportato una frattura plurima del polso destro e lesioni alla spalla, rendendo necessario un intervento chirurgico e un lungo percorso di riabilitazione.
Nel corso del giudizio, la dinamica dei fatti non è stata sostanzialmente contestata dalla proprietaria, assistita dalla legale Maria Luisa Trippitelli, che ha invece chiamato in causa la propria compagnia assicurativa per essere sollevata da eventuali richieste risarcitorie. L’assicurazione ha cercato di opporsi, sollevando dubbi sul nesso causale e sostenendo l’assenza di testimoni oculari, oltre a ipotizzare un comportamento imprudente della vittima.
La giudice ha però ritenuto provata la responsabilità della donna. Le testimonianze raccolte, pur non dirette, hanno confermato la presenza di acqua sul pianerottolo subito dopo la caduta. Determinante anche l’ammissione della stessa proprietaria, che ha riconosciuto la presenza del liquido fuoriuscito dai vasi. La vicenda è stata quindi inquadrata nell’ambito della responsabilità per danno da cose in custodia.
Danno da cosa in custodia
In questi casi, è sufficiente dimostrare il nesso tra la cosa e il danno, mentre spetta al custode provare l’esistenza di un evento imprevedibile e inevitabile, il cosiddetto caso fortuito. Una prova che, secondo il Tribunale, non è stata fornita. Non è stato invece ritenuto decisivo stabilire chi avesse materialmente annaffiato le piante. Nel procedimento, come sostenuto dall’assicurazione, è emerso che potrebbe essere stata la madre della proprietaria, ma la giudice ha chiarito che questo elemento non incide sulla responsabilità, che resta in capo a chi ha la custodia dell’immobile e il dovere di vigilare sulle condizioni di sicurezza. Accolta dunque la domanda risarcitoria, ma non integralmente.
Il Tribunale ha infatti riconosciuto un concorso di colpa della vittima nella misura del 30%. Il 66enne infatti stava scendendo le scale indossando ciabatte di plastica, ritenute poco idonee a garantire stabilità, e non avrebbe adottato tutte le cautele necessarie. Il danno complessivo è stato così quantificato in oltre 61mila euro tra invalidità permanente (17% come stabilito dalla Ctu) e temporanea.
Applicata la riduzione per concorso di colpa, la somma finale è stata fissata in circa 43mila euro, oltre interessi. La compagnia assicurativa è stata infine condannata a tenere indenne la proprietaria, ovvero deve rimborsare la proprietaria e farsi carico, in tutto o in parte, di quanto lei è stata condannata a pagare, essendo la polizza ritenuta operativa per i danni derivanti dalla gestione dell’abitazione.