Rimini, sbaglia la causa contro l’assicurazione: avvocata condannata a pagare 14mila euro

Rimini

Una barca sparita nel lontano 1999, una causa avviata per recuperare i soldi, un’assicurazione che non paga e, alla fine, un processo contro l’avvocata che avrebbe dovuto difendere gli interessi della società. È una lunga vicenda giudiziaria, durata quasi trent’anni, quella arrivata fino alla Corte d’Appello di Bologna, che ora ha sostanzialmente confermato la responsabilità professionale della legale, condannandola a pagare oltre 14mila euro di compensi per il giudizio d’appello, oltre agli altri oneri previsti dalla legge.

Una vicenda complessa

Tutto comincia 27 anni fa. Una società possiede un motoscafo, affidato alla custodia di un’altra impresa. Un uomo si presenta fingendosi interessato all’acquisto, firma i documenti richiesti dalla Capitaneria di porto e riesce a farsi consegnare il natante. Poi scompare. Il motoscafo viene ritrovato dalla polizia, ma è stato privato di alcune dotazioni e ha perso valore per circa 13mila euro. La proprietaria chiede quindi il risarcimento dei danni alla società che aveva il compito di custodirlo.

Nel 2006 arriva la prima sentenza: la società incaricata della custodia viene condannata a risarcire il danno. A quel punto entra in scena l’assicurazione. La società condannata aveva infatti una polizza e vuole ottenere dalla compagnia il rimborso di quanto è stata costretta a pagare. Per farlo, incarica un’avvocata.

Ed è qui che, secondo i giudici, viene commesso l’errore decisivo. Per ottenere il rimborso dall’assicurazione bisognava dimostrare di aver interrotto correttamente la prescrizione, cioè il termine oltre il quale un diritto non può più essere fatto valere.

L’avvocata produce una denuncia di sinistro, sostenendo che fosse sufficiente. Ma i giudici dicono di no: una cosa è comunicare all’assicurazione che si è verificato un sinistro, un’altra è dimostrare di aver presentato una vera e propria richiesta di risarcimento nei termini previsti dalla legge. La società perde così la causa contro l’assicurazione, sia in primo grado sia in appello.

Responsabilità professionale

A quel punto la stessa società decide di fare causa proprio all’avvocata, sostenendo che avrebbe dovuto controllare meglio i documenti, accorgersi che ne mancava uno fondamentale e, se necessario, procurarselo prima di andare avanti con il processo.

I documenti mancanti

Il Tribunale di Rimini dà ragione alla società e condanna la professionista. L’avvocata, però, non si arrende e presenta appello a Bologna. La Corte d’Appello, con una sentenza dei giorni scorsi, conferma sostanzialmente la decisione. I giudici spiegano che non basta sostenere che il problema fosse stato causato dal precedente avvocato: una volta ricevuto l’incarico, spettava alla nuova professionista esaminare il fascicolo e verificare che ci fossero tutti i documenti necessari. E, se ne mancavano, avrebbe dovuto procurarseli oppure avvertire la cliente dei rischi di una causa.

La Corte respinge inoltre la richiesta dell’avvocata di ottenere il pagamento dei propri compensi per l’attività svolta, ritenendo che il lavoro compiuto fosse risultato inutilizzabile e addirittura pregiudizievole per la cliente. Resta invece escluso il rimborso richiesto nei confronti della compagnia assicurativa per le spese sostenute dall’avvocata nella propria difesa.

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