Rimini saluta Igor Protti, il ricordo dell’ex compagno Ricchiuti

Rimini

Il calcio piange la scomparsa a soli 58 anni di Igor Protti, stroncato da una neoplasia maligna. Definito da tutti come “l’eroe romantico del calcio”, il “bimbo” di Rimini era uno dei pochissimi campioni capaci di unire tifoserie intere nel segno del rispetto e dell’ammiraggio, unico nella storia (insieme a Hubner) a laurearsi capocannoniere in Serie A, B e C.

Dopo il passaggio della salma allo stadio Armando Picchi di Livorno, la sua Romagna si prepara a riabbracciarlo per l’ultima volta: oggi, dalle ore 17:00 alle 18:00, lo stadio Romeo Neri di Rimini aprirà le porte a tutta la cittadinanza per una cerimonia pubblica alla presenza della famiglia Protti, prima che le sue ceneri vengano disperse in quel mare dove tutto ebbe inizio.

A tracciare un ritratto commosso e intimo del Protti uomo e capitano è Adrian Ricchiuti, che con lui ha condiviso lo spogliatoio a Livorno e che tornerà a Rimini appositamente per l’ultimo saluto: “Un ragazzo pieno di vita, una persona splendida. A volte mi arrabbio con il Signore perché porta via i migliori”.

Quando ha conosciuto Igor Protti?

«Io ci ho giocato insieme a Livorno. Che anno era? Adesso non ricordo di preciso, mi sembra il 98-99. Io venivo dalla Pistoiese; lui era già lì e il giorno prima del mio arrivo aveva giocato il derby, partita in cui era stato squalificato per tipo dieci giornate. Ci siamo conosciuti in quell’occasione. Lo conoscevo già di fama, ma non personalmente».

Che ricordo ha di lui?

«È una notizia che dispiace tantissimo, perché Igor era una bellissima persona. In seguito mi è venuto a trovare anche quando giocavo nel Rimini Calcio; eravamo rimasti in contatto. Sono situazioni che fanno male, soprattutto perché non ci si dà una spiegazione per la perdita di un ragazzo così giovane, pieno di vita e splendido. A volte mi arrabbio con il Signore perché porta via i migliori, e non riesco a capirne il motivo».

I meriti calcistici sono fuori discussione, ma qual era la sua migliore qualità umana?

«Se devo pensare alla sua qualità umana migliore... beh, al di là del fatto che calcisticamente mi ha dato una grandissima mano - io a Livorno ero giovane, mentre lui era un navigato esperto - passavamo molto tempo a parlare. Gli dicevo sempre: ‘Ma poi hai vinto la classifica cannonieri e non ti hanno dato la Scarpa d’Oro?’ (all’epoca non si usava) e ci ridevamo su. Era una persona eccezionale: ogni volta che lo chiamavo, mi rispondeva sempre e cercava sempre di aiutarmi. Ho un ottimo ricordo di Igor, ma penso che lo abbia chiunque lo abbia conosciuto».

Riuscirà a partecipare all’ultimo saluto allo stadio Neri?

«Attualmente sono fuori in vacanza, ma domani (oggi, ndr) rientrerò appositamente per dargli l’ultimo saluto allo stadio. Ci tengo a tornare perché se lo merita: è stato un mio compagno di squadra, è stato il mio capitano a Livorno e merita tutto il rispetto sia della gente di Livorno che di quella di Rimini. Era davvero una bravissima persona».

L’omaggio di Livorno

Commovente il saluto che gli ha tributato la città di Livorno, dove ieri era stato anche proclamato il lutto cittadino. “Igor Protti capo degli ultrà” il coro intonato dai 12mila presenti nel pomeriggio sugli spalti dello stadio Picchi. Tutti gli ex compagni di squadra hanno baciato la bara, il feretro è stato accompagnato in un giro di campo, poi si è fermato di nuovo sotto la tribuna.

è stata un’ora di applausi, lacrime, cori, emozioni e ricordi: un’ora d’amore per il bomber riminese entrato nella leggenda livornese.

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