Si “sgretola” il vincolo alberghiero a Rimini, ampliandosi in quello turistico e declinandosi anche in risposta alle nuove esigenze abitative. Ma senza, almeno per ora, aprire troppo al residenziale, con l’eccezione della “liberalizzazione” di 26 strutture al di sopra della ferrovia tra Bellariva e Marebello, a cui se ne aggiungono altre cinque che hanno meno di sette camere, limite minimo per qualificarsi come struttura ricettiva.
La cosiddetta “Variante Usi”, presentata questa mattina alla stampa, rappresenta per il sindaco Jamil Sadegholvaad una “rivoluzione”, frutto del “lavoro di squadra” con gli Ordini professionali e la Camera di commercio della Romagna. “Non è la risposta a tutti i bisogni del territorio”, affidata al Pug in via di elaborazione, ma è una “grande opportunità per il sistema turistico e per le strutture ricettive, per rendere l’offerta della città al passo con i tempi”. Il vincolo alberghiero, aggiunge, “ha avuto un senso, ma ora serve maggiore flessibilità”. Negli ultimi anni gli investimenti pubblici superano il mezzo miliardo di euro e vanno “legati” alla parte privata: “Tanti albergatori hanno investito, altri sono rimasti alla finestra aspettando uno strumento che permettesse investimenti meno onerosi. Con questo atto è possibile”, la variante offre “un ampio ventaglio di possibilità. Per cui “chi ha voglia di fare può”.
Più nel dettaglio entra l’assessore all’Urbanistica Valentina Ridolfi: la variante urbanistica nella zona turistica apre due scenari alle circa 1.070 strutture alberghiere censite, di cui 154 chiuse: da un lato convertire l’attuale struttura, anche l’ex colonia, in residenze turistico-alberghiere, condhotel od ostelli. Sui condhotel “già ci sono interessi”, con la possibilità di addensare volumi provenienti da demolizioni di strutture. Dall’altro lato si punta ad ampliare ulteriormente le destinazioni d’uso ammissibili, consentendo la nascita di nuove forme di abitare di tipo sociale e collettivo, come cohousing e coliving, residenze generalmente temporanee per studenti, lavoratori stagionali, staff, previa verifica della non convenienza economica dell’attuale struttura ricettiva. La variante consente anche la trasformazione in edifici multiservizi, centri benessere, strutture sportive e ricreative, pubblici esercizi e parcheggi. Anche funzioni sanitarie ma solo nella fascia “meno di pregio”, vicino ai binari. Oltre alla zona turistica, la variante interviene anche sugli ambiti produttivi, ampliando gli usi insediabili preservando la coerenza funzionale e la specializzazione dei poli funzionali, ed introducendo usi compatibili con la loro vocazione. “Può essere un modello di approccio anche per altre località”, mette in luce Ridolfi, precisando che per la residenza “vengono liberate” 26 strutture a monte della ferrovia, con vaglio economico, e cinque da sei camere in giù, senza vaglio.
“Ulteriori richieste di liberalizzazione non saranno accolte, nessuna ideologia ma con la variante di più non si può fare. Con il Pug si faranno delle valutazioni specifiche”. Di certo, prosegue l’assessore, “abbiamo bisogno di liberare spazio, capiremo opportunità e bisogni delle varie aree turistiche”. Sono già stati fatti i sopralluoghi e “c’è una saturazione impressionante del tessuto costruito”. Dunque “per immaginare altre funzioni occorre ragionare sul ridisegno dei quartieri”, attraverso demolizioni con la possibilità di trasferire i volumi.
Già con la variante si può pensare ad aree verdi e parcheggi, per poi assegnare con il Pug una destinazione migliore. “Le capacità finanziarie della città sono buone, ma si guarda anche ad altri investitori”: l’assessore ha interloquito con fondi di investimento e altre realtà, “Rimini è interessante”, per cui, conclude, dal punto di vista urbanistico ed edilizio occorre cercare di procedere “agevolando modalità e tempi per attrarre investimenti”.
Ha dato una mano a redigere la variante la Camera di commercio della Romagna e il presidente Carlo Battistini, collegato da remoto, conferma che ci sono 11 miliardi di euro in depositi bancari a Rimini. Suscitando la gioia del primo cittadino: “I soldi ci sono”. Ben venga, argomenta poi Battistini, chi porta avanti il modello di impresa familiare, che però fatica a “stare in piedi, occorre guardare a un modello turistico più aggiornato”, anche perché da un lato negli ultimi anni a fronte di un aumento delle imprese in provincia, in particolare delle società per capitali, cala il numero di alberghi, soprattutto quelli di minore qualità, mentre è raddoppiato il numero delle famiglie.