Rimini, Ristobar all’attacco: “Bolkestein? Non è libera concorrenza”

Rimini
  • 18 gennaio 2024

«Altro che libera concorrenza! Con la Bolkestein rischiamo di affidare a gruppi economici potenti il controllo delle nostre spiagge. A scapito delle piccole imprese locali, a conduzione familiare».

Gabriele Boldrini, presidente dell’associazione Ristoranti sul mare, aderente alla Cna, lancia un vero e proprio allarme. E chiede che vengano «riconosciute le prerogative dell’articolo 11 della direttiva Bolkestein che, in caso di non scarsità di risorsa, prevedono concessione illimitate agli attuali gestori».

Il riferimento è alle mappature effettuate dal governo che, appunto, hanno evidenziato come solo il 33% delle aree demaniali balneari sarebbero affidate in concessione contro un 67% ancora libero. «L’esecutivo Meloni – sottolinea in modo diretto sempre Boldrini - è stato l’unico a mappare il territorio. E finalmente abbiamo saputo che in Italia c’è un’ampia area, a fini turistico-balneari, che non è stata data in gestione ai privati. E che rappresenta la maggioranza del territorio. Situazione quest’ultima che, proprio in base a quanto stabilito dalla direttiva europea, ci mette al riparo da questi bandi di gara. Eppure c’è chi insiste in tal senso».

I rischi paventati

Il rappresentante riminese dei gestori di ristoranti e bar sulla spiaggia punta, quindi, il dito sulla possibilità che con le evidenze pubbliche l’arenile possa cambiare volto e passare da una gestione prettamente riminese ad una internazionale, dove a dettare legge arriverebbero i grandi gruppi economici multinazionali. Spiega Boldrini: «Ma ci rendiamo conto cosa potrà accadere qui a Rimini se passasse la logica delle evidenze pubbliche? Che grandi società, con capitali economici enormi, non avranno alcuna difficoltà a vincere le gare. E che, senza aver fatto nulla per il territorio, si ritroveranno in mano spiagge, ristoranti, bar, già avviati e con una clientela consolidata. A scapito di centinaia di famiglie riminesi che col proprio lavoro erano riuscite a tirar su quelle attività e a renderle commercialmente appetibili. Insomma, una mazzata per una grossa fetta dell’economia cittadina». Col rischio, secondo il ristoratore, di penalizzare anche il tessuto stesso delle partite iva. «Certo – conferma preoccupato Boldrini -. Parlo per i gestori di ristobar: a Rimini siamo 75. Ovvero 75 partite iva. Quante ne rimarranno una volta che queste attività finiranno a gara pubblica? Perché il rischio è che grandi gruppi societari, partecipando a più gare, potrebbero accaparrarsi la gestione di cinque, otto, dieci, ristobar. E a quel punto, a noi riminesi cosa resterebbe? Sarebbe questa la libera concorrenza di cui tanto si parla?»

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