RIMINI. Oltre 300mila euro tra spese processuali e di mantenimento dei delfini sequestrati dall’ex delfinario. A tanto ammontavano le spese che un riminese oggi 64enne si è trovato a dover sostenere in quanto amministratore di diritto della società che fino al gennaio 2014 ha gestito il Delfinario. Una somma derivante dalla condanna del tribunale di Rimini per violazioni delle norme sulla cura degli animali, con tanto di rimborsi per le associazioni ambientaliste che si erano costituite parte civile (tra cui Anpana), violazioni sullo sversamento delle acque reflue, 200mila euro di mantenimento dei delfini dopo il sequestro e innumerevoli spese processuali per oltre 60mila euro.
Nel tentativo di rientrare almeno in parte degli ingenti esborsi sostenuti, il 64enne nel 2021 ha citato in giudizio dinanzi al Tribunale riminese tutti i sei individui indicati come amministratori di fatto del Delfinario. Assistito dall’avvocato Stefano Caroli, infatti, l’uomo ha sostenuto come non fosse altro che l’amministratore “testa di legno”, un mero amministratore formale che non aveva voce in capitolo sulla gestione del Delfinario di cui, al contrario, gli altri soci sarebbero stati ben consapevoli di limiti e violazioni di legge. Tant’è che nel 2013 fu predisposta una scrittura privata in cui i soci avrebbero firmato la manleva dell’amministratore dalle spese processuali. Peccato che a sottoscriverla, alla fine, sia stata solo una dei soci, quella che oggi, con la sentenza della sezione civile del Tribunale di Rimini, è stata condannata a pagare all’ex amministratore un totale di oltre 60mila euro a titolo di rifusione delle spese processuali sostenute dall’uomo.