Rimini. Retta da 3mila euro al mese per la cra della moglie malata di Alzheimer. “Nessuna assistenza dall’Ausl, eppure la salute è un diritto”

Rimini

Tremila euro al mese per pagare la retta della Cra in cui è ricoverata la moglie gravemente malata di Alzheimer. Un costo economico interamente a carico della famiglia, a cui non c’è alternativa perché la donna, una 70enne riminese, necessita di cure 24 ore su 24, anche per le esigenze più elementari, come respirare. Impossibile l’assistenza a domicilio anche con il supporto di personale sanitario, costringendo quindi di fatto il marito a sostenere per intero le spese per la cura della consorte.

Inutili fino ad ora, spiega l’avvocato Paolo Ghiselli, a cui si è rivolto il marito per cercare di ottenere un riconoscimento all’assistenza, le richieste fatte all’Ausl Romagna di sgravare la famiglia almeno in parte dei costi per l’assistenza in cra invocando «il diritto alla salute, quello sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana». Il riminese ha infatti chiamato in causa l’azienda sanitaria romagnola proprio per chiedere che sia un giudice a stabilire se in realtà Ausl non debba invece farsi carico delle ingenti quanto indispensabili spese per assistere la 70enne.

Il ricovero nella residenza socio sanitaria privata, inoltre, si è reso necessario poiché «in un anno di attesa - spiega l’avvocato - non si è mai liberato un posto in una delle strutture convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, nonostante la 70enne, malata dal 2020, versasse in condizioni di gravità estrema».

La causa

Il 24 febbraio, presso la sezione civile del Tribunale di Rimini, è prevista la prima udienza del processo, occasione che l’avvocato Ghiselli, insieme alla collega Luisa Liguori, confidano essere l’avvio del percorso che porterà a riconoscere l’effettività del diritto alla salute per la famiglia riminese, con l’azienda sanitaria che si farà carico delle spese. Al momento invece, rammentano gli avvocati, «Ausl Romagna, insieme alla Regione Emilia-Romagna, intervenuta in un momento successivo, ha replicato contestando che tale diritto possa essere riconosciuto a tutte le persone affette da Alzheimer, riconducendo la questione prevalentemente a valutazioni di carattere economico e di sostenibilità della spesa pubblica». Nello specifico, sottolineano gli avvocati, Ausl ha replicato che «se si volesse dar credito alla tesi dell’odierno attore (il marito riminese, ndr), si dovrebbe concludere che praticamente nessun utente presso residenze socio-sanitarie e socioassistenziali dovrebbe pagare alcun corrispettivo, determinando con ciò il tracollo del sistema sanitario esistente». Ausl Romagna, contattata dal Corriere Romagna, ha preferito non rilasciare dichiarazioni in questa fase del procedimento.

Non è accettabile - aggiunge l’avvocato Ghiselli - che una malattia come l’Alzheimer finisca per divorare anche i risparmi di una famiglia. Il dolore di vedere una moglie spegnersi lentamente non può essere aggravato dall’angoscia economica, dall’idea che una vita di sacrifici venga cancellata da rette mensili insostenibili. La malattia non può trasformarsi in una condanna patrimoniale per chi resta, né in una selezione basata sul reddito per l’accesso alle cure».

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