Rimini. Referendum Giustizia, Gnassi (Pd): “E’ un voto politico”

Rimini
  • 25 marzo 2026

Un territorio diviso in due quello Riminese. Politicamente spaccato. Con la costa e la fascia mediana più orientate a bocciare la riforma Meloni sulla magistratura e a “proteggere” la Costituzione, e l’entroterra più disposto, invece, ad appoggiarla a discapito della legge fondamentale dello Stato. E su 27 Comuni in totale della Provincia di Rimini, in 14 prevale il Si e in 13 il No.

Comitato per il No al referendum sulla divisione delle carriere dei magistrati, da una parte. Comitato per il Sì dall’altra. Con i dissenzienti a spuntarla grazie, secondo l’analisi dei voti fatta da Palazzo Garampi, alla valanga di No piovuti su Rimini e Santarcangelo (entrambi Comuni di centrosinistra) dove i 6.050 (70,9%) e i 1.229 (14,4%) voti di scarto rispetto al Sì, hanno determinato il risultato finale in tutta la provincia: 87.445 No (52,5%), 78.918 Sì (47,4%). Altrimenti sarebbe stato un pareggio, con la vittoria del Sì al filo di lana: sui 27 Comuni del Riminese, infatti (dove sono andati alle urne in tanti: il 64% degli aventi diritto), 14 hanno votato a favore della riforma Meloni, 13 contro. Con le valli a propendere per il Sì (12 i Comuni pro, solo 5 quelli contro), in particolare in Valmarecchia dove su 9 Comuni, compresi Montecopiolo e Sassofeltrio, 8 sono andati al Si e 1 solo (Novafeltria) al No, mentre in Valconca l’equilibrio è stato perfetto: 4 Sì (Gemmano, Morciano, Montescudo Montecolombo, Saludecio), 4 No (Montegridolfo, Mondaino, San Clemente, Montefiore). Al contrario delle città balneari, dove hanno prevalso i No (Rimini, Misano e Cattolica), rispetto ai Sì (Riccione e Bellaria), e della fascia mediana del territorio dove i contrari alla Riforma Meloni hanno prevalso a Coriano, San Giovanni in Marignano, Verucchio, Poggio Torriana. Ma tra numeri, analisi, e cittadini corsi alle urne (167.259 su un totale di 261.192 elettori aventi diritto), emergono tre spunti politici interessanti. Il primo, la grande vittoria del No a Rimini, capoluogo amministrato dal centrosinistra dove nel 2027 si voterà per eleggere il sindaco (8,3% di scarto sul Sì: 54,17% contro 45,83%). La seconda, il rotondo successo del No a Coriano, Comune amministrato da una lista civica di centrodestra e storico feudo della senatrice di Fratelli d’Italia e vice sindaca in carica, Domenica Spinelli, (4,48% di scarto: 52,24% contro 47,76%). La terza, la netta vittoria del Sì a Riccione, città amministrata dal centrosinistra dove nel 2027 si voterà per eleggere il sindaco (3,34% di scarto: 51,67% contro 48,33%).

Commenta, allora, Andrea Gnassi, parlamentare del Pd: «Il voto sulla riforma alla giustizia è stato un voto chiaramente politico nel senso più alto e nobile del termine. Perché le riforme che riguardano l’essenza di un Paese, la sua democrazia, non si fanno a colpi di maggioranza, senza coinvolgere il Parlamento e il popolo. E la cosa straordinaria è che a dirlo sono stati, in primis, i giovani. Anche nel Riminese, dove tante ragazze e tanti ragazzi ha dimostrato di essere la linfa nuova dell’Italia democratica». Dello stesso avviso Emma Petitti, consiglierà regionale Dem, che nel salutare l’indomani del voto come «una bella giornata per la democrazia», ricorda che è stata «fermata una riforma dannosa, che avrebbe assoggettato la magistratura al potere politico senza risolvere un solo problema reale della giustizia: organici insufficienti, processi troppo lunghi, mancanza di investimenti». «In queste settimane – rilancia Petitti - ho attraversato l’Emilia‑Romagna, da Ferrara a Parma, da Bologna a Imola, da Lugo alla nostra provincia di Rimini, e ho incontrato una comunità viva, consapevole, che non si rassegna». Conclude Alice Parma, esponente Pd dell’Assemblea regionale: «Con una partecipazione alta soprattutto in Emilia-Romagna, prima Regione in Italia per affluenza, la maggioranza di cittadine e cittadini hanno scelto di difendere la democrazia e di esserci, rimettendo al centro la forza della partecipazione. Davanti ad un Governo che aveva scelto di esporsi con arroganza e senza dialogo. Dentro questo vittoria del No, ci sono anche le difficoltà quotidiane delle persone: il costo della vita che cresce, i salari che non tengono, le incertezze diffuse e le guerre scatenate dai potenti a cui Giorgia Meloni stringe la mano».

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