Calci, pugni e persino minacce di morte al marito, in un clima domestico diventato sempre più insostenibile durante il lockdown. Per quei maltrattamenti, una donna di 50 anni è stata condannata a due anni di carcere. A denunciarla era stato il compagno, oggi 54enne, arrivato a chiedere aiuto alle forze dell’ordine anche per proteggere la figlia, che all’epoca dei fatti aveva appena 10 anni.
Secondo la ricostruzione accusatoria, le tensioni all’interno della coppia sarebbero aumentate con la pandemia, quando la convivenza forzata aveva reso più frequenti e aspri i litigi. L’accusa aveva inoltre collegato gli episodi all’abuso di bevande alcoliche, circostanza negata dalla donna, che aveva attribuito i contrasti al lockdown.
Le prime avvisaglie
I primi segnali, stando a quanto emerso in aula, risalirebbero all’aprile del 2020. In quell’occasione l’uomo, temendo per la propria incolumità, si sarebbe rifugiato in una stanza insieme alla figlia e avrebbe contattato le forze dell’ordine. La moglie, secondo la denuncia, aveva perso il controllo arrivando ad alzare le mani sul compagno.
Nei mesi successivi la situazione sarebbe ulteriormente peggiorata. Nell’autunno dello stesso anno, durante un’altra lite, la donna avrebbe rivolto al marito frasi minacciose, come «Ti ammazzo, tanto in carcere ci rimango sei anni». Nel corso della discussione lo avrebbe anche invitato ad andarsene, dicendogli che avrebbe potuto tenere con sé la figlia. Tra i motivi di scontro c’erano anche le questioni economiche. «Non ci sono soldi perché spendi troppo»: la donna infatti avrebbe accusato il compagno di essere responsabile delle difficoltà nel bilancio familiare.
La denuncia riferiva inoltre di episodi di violenza fisica, con calci e pugni, che non si sarebbero interrotti neppure quando l’uomo aveva chiesto aiuto alle forze dell’ordine. Arrivato allo stremo, il 54enne aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri anche per tutelare la bambina.
Il processo e la condanna
La vicenda era quindi approdata in tribunale con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Nel corso del processo il pm Davide Ercolani, che aveva coordinato l’attività investigativa dei carabinieri, aveva sollecitato una pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione.
La difesa, affidata all’avvocato Lucia Varliero, aveva invece chiesto l’assoluzione, contestando la ricostruzione dell’accusa e sostenendo che i contrasti tra i coniugi fossero stati esasperati dal periodo emergenziale.
La donna aveva inoltre negato di abusare di alcolici.
Il giudice ha infine condannato la 50enne a 2 anni di reclusione, chiudendo così il procedimento di primo grado.