Rimini. Picchiata, violentata e sequestrata in hotel per quattro giorni: condannato fidanzato aguzzino

Rimini
  • 10 marzo 2026

Si è chiuso con una condanna in primo grado a 7 anni, un mese e 10 giorni di reclusione e il pagamento di 60mila euro come risarcimento danni, il processo in rito abbreviato nei confronti di un 44enne albanese, a giudizio davanti al gup Raffaella Ceccarelli per aver abusato sessualmente in una camera d’albergo di una ragazza di 38 anni rumena con cui aveva intrapreso una relazione. Tra i reati, contestati, oltre alla violenza sessuale aggravata, anche lesioni personali aggravate (oltre 40 giorni di prognosi), stalking, sequestro di persona, violenza privata ed estorsione Per lui, ora ai domiciliari, il pm Luca Bertuzzi, al termine della requisitoria, aveva chiesto una pena di 12 anni di carcere.

L’uomo, difeso dagli avvocati Piero Venturi e Matteo Miniati del Foro di Rimini, ora si trovava ai domiciliari. La donna è invece assistita dalla legale Aidi Pini.

La vicenda nel gennaio 2025

Il fatto in un hotel di Bellaria Igea Marina dove la donna alloggiava. Il 44enne, dopo aver appreso che lei intendeva porre fine alla loro relazione, perché esausta per il suo consumo smodato di alcool e droga ed a causa delle abituali angherie che le infliggeva, l’aggredì, colpendola ripetutamente con il suo telefono alla testa, sbattendole il capo contro il muro, percuotendola con schiaffi in volto, mettendole le mani al collo e stringendo la presa fino a farle mancare l’aria. In seguito, le sferrò un pugno in pieno volto, facendola cadere per poi prenderla a calci. Durante l’aggressione le diede un morso al braccio e al collo ed afferrò un coltello, che la donna riuscì a fargli cadere dalle mani, procurandosi però una ferita al pollice. A causa del dolore, provocato anche dalla rottura di tre denti, la donna si accasciò esanime sul letto. A quel punto l’uomo pretese di consumare con lei un rapporto sessuale e, alla resistenza opposta dalla 38enne, reagì abbassandole con forza i pantaloni del pigiama, per poi strapparle le mutandine e violentarla, nonostante i reiterati rifiuti della vittima. Nel corso della violenza sessuale le diede morsi sulle labbra, facendola sanguinare. Dopo averla massacrata di botte e violentata, la tenne rinchiusa nella camera dell’hotel per quattro giorni, impedendole di uscire e di utilizzare il proprio telefono, in modo da non consentirle di chiedere aiuto. Quando poi l’amica della vittima, preoccupata, si recò presso l’albergo bussando alla tapparella della stanza, le impedì di rispondere, minacciandola di infliggerle altre violenze se non fosse rimasta in silenzio. Un vero e proprio sequestro di persona, avvenuto però già altre volte quando costrinse la donna a non uscire dal proprio alloggio, perché lui si allontanava per andare a drogarsi, ordinandole di rimanerci all’interno, tenendo le tapparelle abbassate, in modo da non poter vedere nessuno.

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