Ubriaca picchiò, minacciò di morte e insultò il marito davanti agli occhi della figlia, all’epoca dei fatti di 10 anni. Una violenza di genere “al contrario”, per cui ora una 50enne riminese rischia una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione. È stata questa la richiesta del pm Davide Ercolani nei confronti della donna, a giudizio davanti al Tribunale collegiale per maltrattamenti in famiglia aggravati. Ieri l’imputata, difesa dall’avvocata Lucia Varliero, durante l’esame ha rigettato tutte le accuse, compresa quella di fare abuso di alcol, ammettendo di aver dato, solo in un’occasione, uno schiaffo al marito 53enne, che dal canto suo la esasperava con le sue richieste e i suoi comportamenti. Con la figlia invece non avrebbe mai usato violenza e tra loro il rapporto era sereno. Per conoscere la sentenza bisognerà però attendere l’autunno.
Rimini, picchia e insulta il marito davanti alla figlia: per la madre chiesti 3 anni e 6 mesi
La vicenda
I fatti sarebbero avvenuti tra il 2020 e il 2021, ma i problemi erano comparsi cinque anni prima, quando la donna iniziò a tornare a casa ubriaca, tanto che lui la trovò nel bagno collassata. Percosse, sputi e ingiurie, con lanci di oggetti, che soprattutto di sera sarebbero andati avanti in maniera continuativa, in particolare durante il lockdown. Secondo la Procura, la 50enne in un’occasione aggredì fisicamente l’uomo e lui, per tutelare la bambina, decise di chiudersi con lei in camera e chiamare la polizia. Qualche mese dopo, per futili motivi, lo minacciò di morte dicendogli “tanto io ti ammazzo, in carcere ci resto sei anni, te ne devi andare e nostra figlia te la puoi anche tenere. I soldi non ci sono perché li spendi te”. Un’altra volta lo colpì con dei pugni al volto, motivo per il quale l’uomo richiese nuovamente l’intervento delle forze dell’ordine, davanti alle quali la donna continuò a offenderlo, prendendo a calci la porta. A gennaio 2021, visibilmente alterata, l’avrebbe preso a calci e pugni quando il 53enne, con il quale si era ormai separata, si recò a casa sua per prelevare la figlia, che lo aveva supplicato di andare a prenderla, visto lo stato della madre. Con lei poi, senza motivo, discuteva come se fosse una coetanea, soltanto perché voleva andare dal padre. Lo stesso che poi scoprì come la donna, usando la sua carta di credito, aveva lasciato soltanto 82 euro sul conto corrente. Una volta andò al pronto soccorso, inventandosi una botta in testa che invece si sarebbe procurata da sola in bagno. In un altro episodio, trovò la figlia in giardino che piangeva perché voleva chiamarlo, ma la madre glielo aveva impedito. Gli agenti poi videro la donna in evidente stato confusionale e in casa una situazione igienica precaria, tra bottiglie di birra e feci di cane. A settembre 2021, tornati dal mare, il padre si chiuse in bagno con la figlia che stava facendo la doccia e la donna, ubriaca, prima di chiamare la polizia, offese entrambi. “Ti uccido nel sonno” invece avrebbe detto al marito, come si sentirebbe in un audio registrato in una chiavetta Usb dall’uomo.