«Non ce la facciamo più ad andare avanti. Il prezzo del gasolio è arrivato a livelli inimmaginabili. Per questo giovedì sciopereremo e le nostre barche resteranno ferme in porto». Raccolto il grido disperato dei pescatori della Riviera, il presidente della Cooperativa lavoratori del mare, Mauro Zangoli, annuncia quella che «possiamo considerare una decisione estrema», presa il 14 ottobre scorso dalle 43 marinerie italiane, e alla quale «anche la flotta peschereccia riminese aderirà».
Rimini, pescherecci, giovedì scatta lo sciopero: “700mila euro al mese per il gasolio”
Gasolio alle stelle
«Stamattina (ieri, ndr) – commenta, preoccupato, Zangoli - il diesel viaggiava alla bellezza di 1,20 euro al litro, esattamente il doppio di quanto costava prima dell’inizio della guerra in Iran. Capirete, quindi, che così non si può continuare e che il governo deve fare qualcosa». Ma è quel qualcosa che Roma non sembra essere riuscita ancora a garantire. Nemmeno durante il faccia a faccia di mercoledì scorso tra i rappresentanti dei pescatori e il sottosegretario all’Agricoltura e Pesca, Patrizio La Pietra. «Il rappresentante di governo – spiega il presidente della Cooperativa lavoratori del mare - ci ha detto che il ministro Lollobrigida dovrebbe ricorrere ai fondi Feampa come aiuti da riconoscerci, in base, naturalmente, ai consumi e quindi alla grandezza della barca e alla potenza del motore. Soldi che verrebbero veicolati alle Regioni che, poi, a loro volta, li girerebbero ai pescatori. In che tempi, però, non ci è stato comunicato. Il nostro auspicio, ovviamente, è che avvenga al più presto. Non c’è altro tempo da perdere».
Aiuti senza date
Altrimenti, senza più un euro in cassa, gli armatori saranno costretti, contro la loro volontà, a dover allungare, sine die, il blocco pesca annunciato per giovedì. «Di questo non abbiamo ancora parlato – precisa, però, Zangoli -. Per adesso abbiamo deciso di scioperare il 22. Poi si vedrà». Barche ancorate in porto, dunque, il rischio è che possa ripetersi quello che accadde l’1° giugno scorso quando, per una settimana, i 25 pescherecci della flotta riminese rimasero spenti per protesta contro i mancati pagamenti dei contributi del fermo pesca 2024 e 2025 e del credito d’imposta per i primi tre mesi di caro-carburante conseguente all’attacco israeloamericano all’Iran. «Il credito d’imposta al 20% per i primi tre mesi di guerra (marzo-maggio) – puntualizza il rappresentante degli armatori riminesi - ci è stato saldato. Così come ci sono stati erogati, non ancora a tutti però, i contributi del fermo pesca 2024 (3 mila euro a barca fino a salire ai 12 mila euro per i pescherecci più grandi, ndr). Sono, invece, i contributi per il fermo pesca del 2025 che non sappiamo quando ci saranno pagati. Stessa cosa per il fermo pesca 2026».
Una spesa da 700mila euro
Ma c’è una vera e propria spada di Damocle che pende sulla testa dei pescatori riminesi. Ed è il pagamento del gasolio che ogni mese effettua, anticipatamente al fornitore, la Cooperativa lavoratori del mare. E che il mese successivo gli armatori dei 25 pescherecci provvedono a restituire. «Ma con le cifre che girano adesso non so quanti potranno riuscirci – avverte Zangoli -. Basti pensare che per un tir carico di gasolio la Cooperativa, a 1,20 euro al litro, sborsa 45 mila euro. Sapete quanti tir ci vogliono a settimana per rifornire i 25 pescherecci della nostra flotta? Quattro». I conti, quindi, sono presto fatti. E le cifre in ballo sono di quelle importanti. Da cinque zeri, col sette davanti: qualcosa come 700.000 euro al mese.