«Il Parco eolico copre il 50% del fabbisogno della provincia di Rimini e va nella direzione dell’autosufficienza energetica e dell’indipendenza dalle importazioni di petrolio estero». Gabriele Felappi, direttore generale di Energia Wind 2020, società di scopo incaricata di progettare la centrale a vento tra Rimini e Cattolica, interviene per spiegare perché il ricorso alle energie rinnovabili si fa sempre più impellente (anche alla luce della guerra in Iran in corso). E perché il Parco eolico dell’Adriatico può rappresentare il punto di svolta energetico per il territorio. «Quando si dipende da fonti fossili importate, ogni crisi geopolitica si traduce immediatamente in un costo pesantissimo per il sistema Paese e per i cittadini. Ecco perché la via della transizione è oggi più che mai necessaria. Comunque, per quanto riguarda il nostro impianto eolico, il progetto esecutivo è pressoché finito, mancano solo alcuni passaggi formali prima di inviarlo al Ministero. Dopodiché, una volta ottenuta l’autorizzazione unica, ci vorranno 3-4 anni per essere realizzato».
Rimini. «Parco eolico in mare, ecco quando si farà. Coprirà il 50% del fabbisogno energetico»
Felappi, l’assessora all’Ambiente del Comune di Rimini, Anna Montini, ha detto che le rinnovabili sono una buona alternativa per raggiungere l’autosufficienza energetica: il Parco eolico dell’Adriatico rientra in questa ottica?
«Assolutamente sì. Il Parco eolico si inserisce pienamente nella direzione indicata: aumentare la produzione locale di energia da fonti rinnovabili e rafforzare l’autosufficienza energetica del territorio. Come abbiamo già evidenziato, l’energia prodotta dall’impianto può coprire almeno il 50% del fabbisogno energetico complessivo della Provincia di Rimini, considerando tutte le utenze, pubbliche e private. Con le ulteriori azioni di efficientamento energetico collegate al progetto, questa quota può salire fino al 60%. Se poi si aggiunge anche quanto già oggi viene prodotto dagli impianti rinnovabili presenti sul territorio, pari a circa il 10%, si potrebbe arrivare complessivamente al 70% di produzione locale e rinnovabile: un risultato che porterebbe la Riviera romagnola molto vicino a un modello energetico autonomo e sempre più sostenibile».
La guerra in Iran, con la grave crisi del petrolio che sta provocando (benzina e gasolio sono subito schizzati oltre i 2 euro al litro), potrebbe fungere da volano per le energie pulite?
«La transizione energetica dovrebbe avere innanzitutto un obiettivo strategico: rendere il nostro Paese il più possibile indipendente dalle importazioni di energia dall’estero, soprattutto da aree caratterizzate da forte instabilità politica, che oggi coincidono purtroppo con molti dei principali Paesi fornitori. Per questo riteniamo che tutte le opzioni vadano valutate con serietà, senza preclusioni ideologiche e con un approccio pragmatico. Le energie rinnovabili, a nostro avviso, devono rappresentare la direttrice principale di questo percorso, anche se non possono essere considerate l’unica risposta. Serve una visione energetica ampia, strutturale e di lungo periodo, che non si lasci guidare soltanto dall’emergenza del momento, per quanto grave».
In termini di energia prodotta e risparmio economico garantito, Parco eolico e comunità energetiche fotovoltaiche che ricaduta pratica avrebbero sul territorio riminese?
«Non si tratta solo dell’aumento diretto di benzina, gasolio ed energia, ma anche degli effetti a catena su trasporti, imprese, produzione e prezzi finali. In questo senso, una maggiore autonomia energetica significa maggiore sicurezza, maggiore stabilità e maggiore tutela per cittadini ed economia. Ecco perché crisi come questa possono e devono accelerare gli investimenti nelle fonti pulite, nell’efficienza energetica e nella produzione nazionale di energia, anche attraverso progetti concreti come il nostro».
Da quando avete ottenuto il parere positivo del Ministero dell’Ambiente sulla Valutazione d’impatto ambientale il progetto si è però bloccato: perché?
«Non parlerei di progetto bloccato, ma di tempi tecnici più lunghi legati alla complessità dell’intervento. Proprio perché si tratta di un progetto importante e articolato, abbiamo ritenuto necessario dedicare tutto il tempo utile per affrontare ogni aspetto in modo approfondito e adempiere a ogni richiesta in maniera completa ed esaustiva».
A che punto siete adesso?
«Il progetto è pronto, manca solo il deposito formale. Il lavoro di approfondimento è stato completato e oggi ci sono tutte le condizioni per procedere».
Il progetto esecutivo, che è in ritardo rispetto ai tempi che vi era prefissati, quando pensate di presentarlo al Ministero?
«Il Ministero ci ha chiesto ufficialmente un passaggio interlocutorio preliminare, finalizzato a una verifica dell’attuale assetto normativo del settore e alla raccolta di eventuali contributi da parte nostra. Per correttezza e rispetto istituzionale, riteniamo doveroso rispondere prima a questa richiesta e procedere poi con il deposito del progetto».
Per ottenere l’autorizzazione unica a costruire quanto tempo pensate dovrà passare ancora?
«In linea teorica dal punto di vista meramente tecnico riteniamo che il procedimento per l’autorizzazione unica possa essere definito in meno di un anno. Pur trattandosi di un progetto importante, molte verifiche sono già state effettuate nelle fasi precedenti e questo potrebbe rendere l’istruttoria più snella. Detto questo, i tempi reali dipenderanno inevitabilmente anche dal carico di lavoro del Ministero che è chiamato a esaminare con numerosi progetti, spesso molto diversi tra loro, all’interno di procedure articolate e amministrativamente complesse».
Felappi, l’inizio dei lavori per quando è previsto?
«I lavori potranno partire subito dopo il rilascio dell’autorizzazione unica, che naturalmente non dipende solo da noi. Da parte nostra, però, posso assicurare il massimo impegno per fare tutto ciò che è possibile affinché i tempi siano i più rapidi possibile».
Ce la farete a rendere operativo il Parco eolico non oltre il 2029, come da obiettivo iniziale?
«Il nostro obiettivo resta quello di arrivare all’operatività entro i tempi che ci siamo prefissati, ma dobbiamo essere consapevoli e realistici: una parte rilevante delle tempistiche non dipende da noi, bensì dall’iter autorizzativo. Da parte nostra, possiamo confermare che, ottenuta l’autorizzazione unica, i tempi di realizzazione e messa in esercizio dell’impianto sono stimabili in circa 3-4 anni».