Papa Leone XIV ha parlato di fronte a un auditorium del Meeting stracolmo: “In questo momento storico comprendiamo la profezia di questo nome: Meeting per l’amicizia tra i popoli. Come disse Giovanni Paolo II, solo a pronunciare queste parole si rallegra il cuore”.
“Questo è l’incontro - continuato Prevost - tra persone che non temono di confrontarsi. Voi siete stati educati a leggere il Vangelo come rivelazione di Dio che si fa incontro ed esperienza. Il Meeting non è diventato un enclave, ma un crocevia per la chiesa e la società. Questo vi dà una grande responsabilità storica”.
Il Pontefice ha allargato lo sguardo a temi che gli sono cari da sempre: “Questa è l’ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura. Il titolo tratto dall’ultimo verso della Divina Commedia ci spinge verso il Signore. “L’amor che muove il sole e l’altre stelle” c’è, non è scomparso. L’amore fa spuntare il sole sui cattivi e sui buoni. Il male non si combatte col male, ma con l’amore. Per la cultura della misericordia non ci sono nemici, ma solo fratelli e sorelle da guardare negli occhi”.
Papa Leone a un certo punto si è rivolto ai giovani: “Siete tanti qui, siete il segno che il futuro è una promessa, non una minaccia. Silenziosamente, “L’amor che muove il sole e l’altre stelle” spinge alla speranza e chiama a rischiare. Mettetevi in gioco, le comunità siano un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà. Uscite incontro a tutti, ad ogni latitudine, tra coloro che soffrono. Non permettete a nessuno di sminuire la parola “amore”. Nell’amore non c’è mai inganno, c’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé. Per mezzo di voi giovani, la parola del Signore risuona”.